Il Nuovo Testamento non parla dell’esercizio di un altro amore, ma è continuazione dell’esercizio dell’unico Amore sempre fedele dell’unico Dio.

La novità non consiste in nuove idee, ma nella figura stessa di Cristo, che dà all’Amore di Dio un realismo inaudito. Inaudita è l’incarnazione, inaudito è il patire, inaudita è la croce.

Con l’incarnazione è lo stesso Dio che scende a liberare la sua creatura dalla sofferenza. Dio ha udito il grido dell’umanità peccatrice e ha mandato il suo Figlio a togliere il peccato del mondo.

L’essere e l’operare di Gesù Cristo, e in Lui del Padre, si può cogliere nelle parabole del pastore che va dietro alla pecorella smarrita, della donna che cerca la dracma, del padre misericordioso che va incontro al figliol prodigo. Nella sua passione e morte in croce Gesù manifesta l’Amore nella forma più radicale: Dio si volge contro se stesso, si dona totalmente per rialzare l’uomo e salvarlo. È qui ai piedi della croce che l’apostolo Giovanni contempla Dio nel suo essere più profondo di un Dio che per sua natura è amore. È solo partendo da questa sorgente divina che si può definire che cosa sia l’amore nel suo essere più profondo: donazione piena e totale, offerta volontaria, sacrificio. Partendo dalla croce il cristiano può comprendere ancora più pienamente la qualità dell’amore di Dio e dunque la qualità dell’amore che lui stesso è chiamato a vivere.

Muovendosi a partire dal mistero della croce l’evangelista Giovanni coglie la dinamica dell’amore divino.

Anzitutto, il principio fondativo di questo Amore è il Padre che manda il Figlio in questo mondo: “Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non muoia, ma abbia la vita eterna” (Gv 3,16). La contemplazione di questo inesprimibile dono conduce l’apostolo alla sua famosa espressione, apice di tutta la rivelazione: “Dio è amore”: E indica che Dio è amore per noi. Non abbiamo altro criterio per misurare l’infinito amore di Dio, se non attraverso il dono che ha fatto al mondo, offrendo il Figlio. L’apostolo non deriva questo amore da una contemplazione metafisica della natura di Dio, ma dalla esperienza e dall’incontro che egli stesso ha vissuto seguendo Gesù fin dall’inizio della sua missione pubblica.

San Giovanni presta molta attenzione all’amore del Padre, il quale “ama il Figlio e gli ha dato in mano ogni cosa” (Gv 3,35). “Il Padre infatti ama il Figlio, gli manifesta tutto quello che fa e gli manifesterà opere ancora più grandi di queste” (Gv 5,20). L’amore del Padre per il Figlio è un amore prima di tutti i secoli (cfr Gv 17,24). L’amore del Cristo ha un duplice senso: Egli ama come il Padre e ama nel Padre.

 

 

Dono d’amore

 

Dio è amore nella sua natura: ma conoscere come Dio ama in verità, nell’eternità e nel tempo, è necessario contemplare la vita del Cristo attraverso la sua Parola e il suo agire. E l’Apostolo Giovanni, per mezzo di Cristo ha conosciuto che l’amore è da Dio e che Egli ama in un solo modo: donandosi totalmente, donando la sua vita divina.

Per generazione eterna ha donato la vita al Figlio. Il Figlio è vita della vita del Padre. Il Figlio è la vita del Padre. Principio e fine della vita del Figlio è l’eternità del Padre. “In principio era il Verbo, il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio. Egli era in principio presso Dio” (Gv 1,1-2).

Per creazione, come abbiamo visto, ha dato la vita ad ogni essere vivente. All’uomo l’ha data in modo singolare. Lo ha fatto a sua immagine e somiglianza, ad immagine e somiglianza della sua divina natura. Infatti, “tutto è stato fatto per mezzo di lui, e senza di lui niente è stato fatto di tutto ciò che esiste. In lui era la vita e la vita era la luce degli uomini” (Gv 1,3-4).

Per il dono del Figlio Dio ha dato la vita, redimendo, perdonando, rigenerando, elevando l’uomo alla dignità di figlio di Dio, rendendolo partecipe della sua vita divina. Per il dono dello Spirito Santo lo ha chiamato a vivere la stessa comunione di amore e di verità che si vive in seno alla divina e beata Trinità: “A quanti però l’hanno accolto, ha dato potere di diventare figli di Dio: a quelli che credono nel suo nome, i quali non da sangue, né da volere di carne, né da volere di uomo, ma da Dio sono stati generati” (Gv 1,12-13).

Ora il donarsi non deve essere agire solo di Dio, ma Egli desidera che ogni suo figlio si faccia dono per salvare il mondo intero. Chiunque è divenuto figlio nel Figlio suo, Gesù Cristo, chiunque si è fatto suo figlio, è dato dal Padre come vita eterna al mondo intero. È dato, però, se lui si lascia donare. È questa la santità dei figli di Dio: lasciarsi donare, alla maniera di Cristo Gesù, per la salvezza di ogni uomo.

È questo l’amore che ciascuno di noi è chiamato a vivere: quello del Padre che dona il Figlio e quello del Figlio che obbedisce al Padre.

Da quanto abbiamo affermato, si può concludere che chi ama come Dio genera alla vita della grazia, donandosi nella verità, nella santità, nella giustizia perfetta. E dunque, L’uomo, o ama alla maniera di Dio, o non ama affatto. O ama donandosi, o non ama. Cristo Gesù è venuto per insegnarci come si ama – sino alla fine – ma anche per darci la grazia di poter amare sino alla fine.