Questo amore incondizionato di Dio però chiede una risposta, il contraccambio, perché l’uomo è l’unica creatura capace di stare di fronte a Dio e di entrare in relazione con Lui, perché fatto a immagine e somiglianza di Dio.

Infatti, stipulata l’alleanza del Sinai Mosé “prese il libro dell’alleanza e lo lesse alla presenza del popolo. Dissero: ‘Quanto il Signore ha ordinato, noi lo faremo e lo eseguiremo!’” (Es 24,7).

Giosuè farà questo ammonimento al popolo, che rinnova l’alleanza, pur avendo già sperimentato la sua poca perseveranza nei propositi: “Voi non potrete servire il Signore, perché è un Dio santo, è un Dio geloso; Egli non perdonerà le vostre trasgressioni e i vostri peccati. Se abbandonerete il Signore e servirete dei stranieri, Egli vi si volterà contro e, dopo avervi fatto tanto bene, vi farà del male e vi consumerà” (Gs 24,19-20). A tale ammonimento, che significa la serietà degli impegni presi con Dio, il popolo rispose: «Noi serviremo il Signore nostro Dio e obbediremo alla sua voce!” (Gs 24,24).

Dio chiede alla sua creatura di servirlo, cioè di vivere nell’obbedienza alla sua volontà.

Secondo il Deuteronomio le richieste di Jhwh vengono così sintetizzate: “Ora, Israele, che cosa ti chiede il Signore tuo Dio, se non che tu tema il Signore tuo Dio, che tu cammini per tutte le sue vie, che tu l’ami e serva il Signore tuo Dio con tutto il cuore e con tutta l’anima, che tu osservi i comandi del Signore e le sue leggi, che oggi ti do per il tuo bene?” (10,12-13).

Ma perchè Dio chiede il servizio dell’uomo? Perché ha imposto i comandamenti? Solo per il bene e la felicità dell’uomo. Infatti, il comandamento non priva l’uomo della sua libertà, anzi la esalta, ma pone un limite che è proprio dell’essere creaturale: l’uomo è da Dio e dipende da Dio; solo in Lui trova la sua piena felicità, il suo sommo bene.

Tutto questo è confermato dalla Sacra Scrittura: “Osserverete diligentemente i comandi del Signore vostro Dio, le istruzioni e le leggi che vi ha date. Farai ciò che è giusto e buono agli occhi del Signore, perché tu sia felice ed entri in possesso della fertile terra che il Signore giurò ai tuoi padri di darti” (Dt 6,17-18).

La sua stessa felicità, che è voluta da Dio, è condizionata dalla libertà della sua scelta, essa sarà conseguita se sceglierà il bene: “Vedete, io pongo oggi davanti a voi una benedizione e una maledizione: la benedizione, se obbedite ai comandi del Signore vostro Dio, che oggi vi do; la maledizione, se non obbedite ai comandi del Signore vostro Dio e se vi allontanate dalla via che oggi vi prescrivo, per seguire dei stranieri, che voi non avete conosciuti.” (Dt 11,26-28).

Si può dire che la realizzazione della vita dell’uomo dipende dalla sua scelta di amare. Ma amare significa scegliere di servire Dio. Concretamente di osservare i suoi comandamenti, compiere la sua volontà. Questo è il migliore atto d’amore che possiamo fare: donarci a Lui preferendolo ad ogni altra cosa; fare solo ciò che è gradito alla sua volontà, che è manifestata nel decalogo: i primi tre comandamenti riguardano il rapporto dell’uomo con Dio e proibiscono l’idolatria, il cattivo uso del suo nome e il rispetto del sabato. Gli altri si riferiscono al rapporto col prossimo e comandano l’amore verso i genitori, vietando azioni e desideri lesivi della vita, della proprietà, del diritto alla verità e della fedeltà coniugale.

Anche il decalogo dunque è un invito ad un amore più grande, per questo Gesù lo ricondurrà ai due comandamenti: “Maestro, qual è il più grande comandamento della legge?”. Gli rispose: “Amerai il Signore Dio tuo con tutto il cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente. Questo è il più grande e il primo dei comandamenti. E il secondo è simile al primo: Amerai il prossimo tuo come te stesso. Da questi due comandamenti dipendono tutta la Legge e i Profeti’” (Mt 22,36-40).