LUGLIO 2006

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1 luglio: PASTORALE GIOVANILE
Adorazione eucaristica notturna col B. Pier Giorgio Frassati
Casa Nazareth – Stalettì

8/9 luglio: PASTORALE GIOVANILE
Laboratorio per operatori di Pastorale Giovanile
Torre di Ruggiero

15 luglio: PRIMI VESPRI SOLENNI PER SAN VITALIANO
celebrati dall’Arcivescovo
Cattedrale – Catanzaro: ore 18.00

16 luglio: S. VITALIANO
Concelebrazione
Chiesa Cattedrale – Catanzaro: ore 9.30
Cresime: ore 12.00

GENNAIO 2006

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1 gennaio: GIORNATA MONDIALE DELLA PACE

5 gennaio: CARITAS DIOCESANA
Laboratorio incontro referenti parrocchiali delle Caritas
Parrocchia Mater Domini – Catanzaro: ore 16.00 – 18.00.

6 gennaio: EPIFANIA DEL SIGNORE
S. Messa
Concattedrale – Squillace: ore 10.00
S. Messa delle Genti
Chiesa Cattedrale – Catanzaro: ore 18.00

6/7/8 gennaio: UFFICIO MISSIONARIO, AZIONE CATTOLICA RAGAZZI, SENTINELLE DEL MATTINO
“Giovani cercatori di stelle” – work-shop.

8 gennaio: FORANIA DI SERSALE
Scuola per catechisti – Cropani Marina: ore 17.00.

8 gennaio: PASTORALE GIOVANILE, SENTINELLE
DEL MATTINO, UFFICIO MISSIONARIO,
AZIONE CATTOLICA RAGAZZI
Giornata della pace

9 gennaio: CARITAS DIOCESANA
Incontro Equipe Caritas
Caritas diocesana – Catanzaro: ore 10.00 – 12.00.

11 gennaio: SEGRETARIATO PER L’ECUMENISMO
E IL DIALOGO INTERRELIGIOSO
Corso di formazione su “Religione e politica: forme storiche di un rapporto complesso”
Parrocchia S. Giuseppe – Catanzaro: ore 18.30.

12 gennaio: FORANIA DI CATANZARO SUD
Incontri presbiteri
S. Massimiliano M. Kolbe – Loc. Barone: ore 9.30.
14 gennaio: FONDAZIONE SANTA MARIA DEL SOCCORSO E AGE
Famiglia usura e indebitamento responsabile.
Lotta all’usura un impegno comune
Auditorium S. Petri – ore: 16.00

15 gennaio: USMI DIOCESANA
Ritiro mensile
Suore di Carità dell’Immacolata – Catanzaro Lido

15 gennaio: UFFICIO MIGRANTES
Giornata Mondiale delle Migrazioni

16 gennaio: MEMORIA DELLA TRASLAZIONE
DELLE RELIQUIE DI S. AGAZIO
Squillace: ore 17.00

16 gennaio: FORANIA DI SERSALE
Scuola di Liturgia – Cropani: ore 17.00

18 gennaio: CARITAS DIOCESANA
Incontro di verifica operatori “Braccia aperte” – progetto “Domenica e Lunedì”.
Caritas diocesana – Catanzaro: ore 18.00 – 20.00.

18/25 gennaio:SETTIMANA DI PREGHIERA
PER L’UNITÀ DEI CRISTIANI

19 gennaio: CONSIGLIO PRESBITERALE
Arcivescovado – Catanzaro: ore 10.00

20 gennaio: S. SEBASTIANO MARTIRE
Compatrono della Diocesi

21 gennaio: PASTORALE GIOVANILE
Adorazione eucaristica serale – Cropani

25 gennaio: CARITAS DIOCESANA
Incontro di formazione volontari Servizio Civile
Centro Abraham – Davoli Marina: ore 16.00 – 18.00

26 gennaio: CARITAS DIOCESANA
Laboratorio incontro referenti sacerdoti vicariali
Caritas diocesana – Catanzaro: ore 10.00 – 12.00

26 gennaio: FORANIA CATANZARO OVEST
Incontro presbiteri

26 gennaio: FORANIA DI SERSALE
Incontro presbiteri – Cropani Marina: ore 10.00

26 gennaio: FORANIA DI SOVERATO
Incontro presbiteri – Soverato: ore 9.30

26 gennaio: Ordo Virginum: Ritiro
Parrocchia S. Cuore – Catanzaro Lido – ore: 9 -13

27 gennaio: CARITAS DIOCESANA
Incontro di formazione volontari Centro Abraham
Parrocchia S. Roberto Bellarmino
Davoli Marina – ore: 16.00 – 18.00

29 gennaio: UFFICIO MISSIONARIO, PASTORALE
GIOVANILE, SENTINELLE DEL MATTINO,
AZIONE CATTOLICA RAGAZZI
Giornata Infanzia Missionaria

29 gennaio: Ordo Viduarum: Ritiro
Roccelletta di Borgia – ore: 10.00 – 17.00

OTTOBRE 2006

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6 ottobre: ANNIVERSARIO DELLA DEDICAZIONE
DELLA CHIESA CATTEDRALE
SAN BRUNO

7 ottobre: B.V.M. DEL ROSARIO

16/20 ottobre: CONVEGNO ECCLESIALE
“Testimoni di Gesù Risorto, speranza del mondo”
Verona

21 ottobre: UFFICIO MISSIONARIO
Veglia Missionaria
Chiesa Cattedrale – Catanzaro: ore 21.00

22 ottobre: UFFICIO MISSIONARIO
Giornata Missionaria Mondiale

29 ottobre: UFFICIO MISSIONARIO
Incontro dei ragazzi missionari

DICEMBRE 2005

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1 dicembre: OMI, AMMI
Convegno missionario su S. Eugenio De Mazenod
Mattino: visita alle scuole superiori durante l’ora di religione
Pomeriggio: stand missionario – Chiesa S. Maria della Stella – Catanzaro.
Ore 19.00: incontro per i giovani – Chiesa S. Maria della Stella – Catanzaro)

1 dicembre: FORANIA DI SOVERATO
Incontro presbiteri
Villa Fraternità – Sant’Andrea: ore 9.30

2 dicembre: OMI, AMMI
Convegno missionario su S. Eugenio De Mazenod
Mattino: visita alle scuole superiori durante l’ora di religione
Pomeriggio: stand missionario – Chiesa S. Maria della Stella e Piazza Duomo –
Catanzaro
Ore 19.00: tavola rotonda – I figli di S. Eugenio: religiosi, famiglie e giovani sulle orme del padre. Testimonianza di Mons. Cantisani: “Il mio rapporto con i Missionari Oblati di Maria Immacolata” – Chiesa S. Maria della Stella – Catanzaro

3 dicembre: OMI, AMMI
Convegno missionario su S. Eugenio De Mazenod
Mattino: visita alle scuole superiori durante l’ora di religione
Pomeriggio: stand missionario c/o Chiesa S. Maria della Stella e Piazza Duomo – Catanzaro
Veglia eucaristica
Chiesa S. Maria della Stella – Catanzaro: ore 20.30
4 dicembre: OMI, AMMI
Convegno missionario su S. Eugenio De Mazenod
Giornata per tutti
Ore 10.30: inizio
Ore 15.00: Festa insieme – rappresentazione su S. Eugenio (MGC Gioia)
Ore 17.30: S. Messa alla Maddalena
con Mons. Antonio Ciliberti

4 dicembre: FORANIA DI SERSALE
Scuola per catechisti
Cropani Marina: ore 17.00

4 dicembre: PASTORALE GIOVANILE
Laboratorio per operatori di Pastorale Giovanile

7 dicembre: PRIMI VESPRI SOLENNITÀ IMMACOLATA
Basilica Immacolata – Catanzaro: ore 18.00

8 dicembre: SOLENNITÀ DELL’IMMACOLATA
Basilica Immacolata – Catanzaro: ore 11.00

9 dicembre: CARITAS DIOCESANA
Incontro Equipe e collaboratori Caritas diocesana
Aggiornamento e verifica attività pastorale, spiritualità (Avvento)
Curia Arcivescovile – Catanzaro: ore 16.00 – 18.00

11 dicembre: USMI DIOCESANA
Ritiro mensile
Suore di Carità dell’Immacolata – Catanzaro Lido
13 dicembre: CARITAS, UFFICIO LITURGICO,
UFFICIO CATECHISTICO
Incontro di formazione per operatori pastorali. Tema: “Famiglia, eucaristia domenicale e comunità cristiana”
Parrocchia S. Roberto Bellarmino – Davoli Marina: ore 17.00 – 18.30

14 dicembre: SEGRETARIATO PER L’ECUMENISMO
E IL DIALOGO INTERRELIGIOSO
Corso di formazione su “Religione e politica: forme storiche di un rapporto complesso”
Parrocchia S. Giuseppe – Catanzaro: ore 18.30

14 dicembre: CARITAS, UFFICIO LITURGICO,
UFFICIO CATECHISTICO
Incontro di formazione per operatori pastorali. Tema: “Famiglia, eucaristia domenicale e comunità cristiana”
Parrocchia Mater Domini – Catanzaro: ore 17.00 – 18.30

14 dicembre: UFFICIO MIGRANTES
Giornata del dialogo con l’Islam

15 dicembre: CARITAS, UFFICIO LITURGICO,
UFFICIO CATECHISTICO
Incontro di formazione per operatori pastorali. Tema: “Famiglia, eucaristia domenicale e comunità cristiana”
Parrocchia Madonna del Carmine – Uria: ore 17.00 – 18.30

16 dicembre: SEGRETARIATO PER L’ECUMENISMO
E IL DIALOGO INTERRELIGIOSO
Incontro sul rapporto tra Cristianesimo e Islam
Auditorium Sancti Petri – Catanzaro: ore 16.30

17 dicembre: PASTORALE GIOVANILE
Adorazione eucaristica serale – Borgia

18 dicembre: FORANIA DI SERSALE
Scuola di Liturgia
Cropani: ore 17.00

18 dicembre: Ordo Viduarum:Ritiro
Roccelleta di Borgia ore: 10-17

19 dicembre: CARITAS DIOCESANA
Incontro di formazione volontari Centro Abraham
Parrocchia S. Roberto Bellarmino –
Davoli Marina: ore 16.00 – 18.00

20 dicembre: CARITAS DIOCESANA
Incontro di formazione volontari Servizio Civile
Centro Abraham – Davoli Marina: ore 16.00 – 18.00

22 dicembre: Ordo Virginum: Ritiro
Catanzaro Lido Parrocchia S. Cuore – ore: 9-13

23 dicembre: LITURGIA PENITENZIALE
Chiesa Cattedrale – Catanzaro: ore 17.30

24 dicembre: VEGLIA DELLA NOTTE DI NATALE

25 dicembre: NATALE DEL SIGNORE

29 dicembre: FORANIA DI SERSALE
Incontro presbiteri
Simeri Mare: ore 10.00

31 dicembre: S. MESSA E CANTO DEL TE DEUM
Chiesa Cattedrale – Catanzaro: ore 17.30

CORSI DI PREPARAZIONE AL MATRIMONIO

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ZONA PASTORALE                         PERIODO                                                   SEDE ED ORARIO

 

CATANZARO NORD           10/17/24 gennaio – 7/14/21/28 febbraio ’06                Parrocchia S. Croce  ore 18.30

CATANZARO NORD           6/20/27 aprile – 4/11/18/25 maggio ’06                       Parrocchia S. Pio X ore 18.30

CATANZARO CENTRO       11/18/25 gennaio – 1/8/15/22 febbraio ’06                 Aula Magna, via Carlo V, 193 ore 20.00

CATANZARO SUD              6/13/20/27 marzo – 3/10/24 aprile ’06                        Parrocchia S. Famiglia,  Rione Corvo ore 20.30

CATANZARO SUD              2/9/16/23/30 ottobre – 6/13 novembre ’06                 Parrocchia S. Famiglia,   Rione Corvo ore 20.30

CATANZARO OVEST          17/24/31 ottobre – 7/14/21/28 novembre ’05              Parrocchia Mater Domini ore 20.00

CATANZARO OVEST          9/16/23/30 gennaio – 6/13/20 febbraio ’06                 Parrocchia SS. Salvatore ore 20.00

SERSALE                            4/11/18/25 febbraio – 4/11/18 marzo  ’06                   Parrocchia S. Nicola di Bari, Simeri Crichi ore 18.00
SOVERATO                        19/26 ottobre – 9/16/23/30 novembre ’05                  Guardavalle M.  ore 17.30

SOVERATO                         1/8/15/22/29 marzo – 5 aprile ’06                              Istituto Maria Ausiliatrice Soverato ore 18.30

SOVERATO                         18/25 ottobre – 8/15/22/29 novembre ’06                  Davoli Marina ore 17.30

SQUILLACE                         7/8/21/22/28/29 aprile – 5 maggio ’06                       Seminario Arcivescovile Squillace ore 17.30

GIMIGLIANO                       7/8/21/22/28/29 aprile ’06                                        Santuario Madonna di Porto ore 18.30

TAVERNA                             8/22/29/ aprile – 6/13/20 maggio ’06                        Sala Parrocchiale  Taverna ore 17.30

CHIARAVALLE                     21/28 aprile – 5/12/19/26 maggio ’06                         Canonica ctd. Foresta ore 16.30

SERRA S. BRUNO                2/3/9/10/16/17 giugno ’06                                          Sala Scuola Chimirri ore 17.30

LA PARROCCHIA LUOGO PRIVILEGIATO DI EVANGELIZZAZIONE

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INTRODUZIONE

Carissimi,

In sintonia col convegno di settembre, vi rivolgo questa mia Lettera pastorale per aiutare tutti ad approfondire la riflessione sulla Parrocchia ed impegnarci in un generoso sforzo di rinnovamento.

Le chiese che sono in Italia, tramite la voce dei loro pastori, hanno espresso all’unanimità questo bisogno, e noi lo avvertiamo particolarmente nel contesto della nostra amata Arcidiocesi.

Molte situazioni sono profondamente mutate, rispettivamente al passato. Eredi di una civiltà ispirata ai valori cristiani, oggi ci imbattiamo in un consumismo sfrenato, alimentato da un imperante liberismo che esalta la religiosità del godimento. Queste sono le superficiali componenti che caratterizzano la pseudo cultura imperante. Naturalmente lo spirito dell’uomo, quando prende coscienza di sé, avverte i limiti dell’immanente prigionia e, sorretto da incondizionata libertà, si orienta verso il trascendente, alla ricerca dell’Assoluto, che solo appaga la suo brama di infinito.

In questo contesto, la missione della Chiesa è veramente suggestiva. Infatti essa, non per suo merito, ma per ineffabile disegno divino, è depositaria di quei supremi valori verso i quali l’uomo di tutti i tempi è naturalmente orientato.

Pertanto, nonostante le numerose difficoltà, possiamo esser certi che oggi, più che mai, la missione che Dio ha affidato alla Chiesa va incontro ai bisogni dell’uomo, per orientarlo a costruire la vera civiltà, fondata nella giustizia e nella verità, nella libertà  e nell’amore.

Dobbiamo, perciò, prendere coscienza della nostra storica missione e portarla a compimento con fedeltà ed amore. In questa prospettiva, la Parrocchia deve riscoprire il suo insostituibile ruolo, proprio perché essa ripropone la presenza della Chiesa e del suo insostituibile servizio, rispettivamente in ogni ambiente e nella vastità di ogni territorio.

È necessario, quindi, che la Parrocchia si rinnovi, per rispondere adeguatamente ai bisogni e alle attese attuali ed essere, così, secondo le indicazioni profetiche di Cristo, sale e lievito per l’umanità, luce per il mondo.

Con questa Lettera, che fiducioso vi consegno, nell’umiltà del mio servizio episcopale, voglio offrirvi, un piccolo contributo per il rinnovamento di tutte le nostre comunità parrocchiali, tenendo presente la ricchezza del magistero e l’attualità di opportune ricerche, corroborate da tanta esperienza pastorale.

Il tempo dell’avvento è propizio proprio per la presenza del Dio nella storia che fa nuove tutte le cose.

Ci lasceremo guidare dall’onnipotenza del suo Spirito e, alla sequela della Madre di Dio, che abbiamo contemplata Immacolata nell’anno mariano, perseguiremo il cammino di speranza, indicato dal nostro progetto pastorale, perché la nostra Chiesa sia sempre incarnazione della sposa di Cristo.


NEL DINAMISMO DELLA NUOVA EVANGELIZZAZIONE

 

La missione ecclesiale della parrocchia nel mondo è considerata dal Magistero un’opera “indispensabile e di grande attualità”[1]; e ciò vale ancor di più per il tempo presente.

Pur non essendo il centro e il punto di partenza di tutta la pastorale, l’opera della parrocchia è comunque insostituibile e irrinunciabile, essendo proprio di tale realtà provvedere a “creare la prima comunità del popolo cristiano; iniziare e raccogliere il popolo nella normale espressione della vita liturgica; conservare e ravvivare la fede nella gente d’oggi; fornire la scuola della dottrina salvatrice di Cristo; praticar nel sentimento e nell’opera l’umile carità delle opere buone e fraterne”[2].

I Vescovi italiani, accogliendo all’inizio di questo terzo millennio l’esortazione del Santo Padre a prendere il largo per gettare le reti, chiedono ora alle loro Chiese particolari di vivere con coraggio, e con “un dinamismo nuovo”[3] la vocazione missionaria, dando avvio ad una nuova evangelizzazione del mondo, affinché “tutti conoscano Cristo”[4].

Nel documento Comunicare il Vangelo in un mondo che cambia, i Vescovi italiani hanno affermato a chiare lettere che il compito primario della Chiesa è l’annunzio del Vangelo. Tale concetto è stato ribadito con forza nella Nota pastorale Il Volto Missionario delle parrocchie in un mondo che cambia (vmpmc), dove scrivono che “la questione cruciale della Chiesa italiana oggi” (Ivi, 1) consiste nel dare avvio all’opera di un rinnovato primo annuncio. Infatti nei nostri paesi e nella nostra città “non si può più dare per scontato che si sappia chi è Gesù Cristo, che si conosca il Vangelo, che si abbia una qualche esperienza di Chiesa” (Ivi, 6). Urge pertanto che la Chiesa attui una “svolta missionaria” (Ivi, 5).

Nel delineare l’azione pastorale che consente di attuare questa svolta missionaria – tanto auspicata dal Santo Padre – i presuli hanno individuato come luogo privilegiato per la sua realizzazione: la parrocchia.

A dire dei Vescovi, “il futuro della Chiesa italiana, e non solo, ha bisogno della parrocchia” (Ivi, 5). È una certezza questa fondata sulla convinzione che la parrocchia è un bene prezioso per la vitalità della Chiesa e per la trasmissione del Vangelo. È stata compiuta così una scelta storica e pastorale. Ma affinché la parrocchia sia veramente il motore propulsore di questa svolta urge “disegnare, con più cura, il suo volto” (Ivi, 5). Per fare ciò occorre rivedere non solo il suo lineamento missionario, ma anche quello agapico-comunionale. Bisogna rinnovare tutta la sua vita interna e il suo agire pastorale, concentrarsi “sulla scelta fondamentale dell’evangelizzazione” (Ivi, 5).

Pertanto, prima di descrivere quale dovrebbe essere il nuovo agire pastorale della parrocchia, affinché risponda alla molteplici sollecitazioni che le vengono dal mondo circostante, cercheremo di approfondire meglio la sua vocazione alla luce del mistero della Chiesa, per delineare, a partire dal suo essere quell’agire che le consenta di realizzare in conformità alla sua natura la missione che il Signore le ha affidato.

 

MISTERO DI COMUNIONE

 

Volendo descrivere la natura misterica della Chiesa, non abbiamo immagine più eloquente di quella biblica della vigna, utilizzata per esprimere molte realtà, ma in particolare essa serve a rappresentare il mistero della Chiesa popolo di Dio. L’immagine della vigna attesta dunque che la Chiesa è mistero di comunione perché, attraverso il ceppo che è Cristo, la vita e l’amore della Santissima Trinità si espande nella vita dei tralci, i battezzati, chiamati a rivivere, appunto, la comunione stessa di Dio e a manifestarla e comunicarla nella storia.

“Io sono la vera vite e il Padre mio è il vignaiolo (…). Rimanete in me ed io in voi. Come il tralcio non può far frutto da se stesso se non rimane nella vite, così anche voi se non rimanete in me” (Gv 15,1-4).

L’Apostolo Giovanni con queste semplici parole svela il segreto, che caratterizza nel tempo e nell’eternità, la vita cristiana: una comunione misteriosa, reale, viva e vivificante vincola in unità il Signore e i discepoli. Per tale comunione i cristiani non appartengono più a se stessi, ma sono proprietà di Cristo, verità che lo stesso San Paolo più volte sottolinea[5].

Tale comunione ha una duplice dimensione unitaria: una verticale che si realizza in Cristo per lo Spirito Santo al Padre; una orizzontale verso tutti gli uomini. Anche quest’ultima dimensione si realizza per mezzo di Cristo, l’unica vite di cui ogni uomo è un tralcio. E il Signore Gesù, prima della sua passione e morte, pregò affinché i suoi discepoli vivessero proprio questa comunione fraterna, nella quale siamo chiamati a riflettere l’intima vita d’amore del Padre per il Figlio nello Spirito Santo.

Il Concilio Vaticano II ha inteso ribadire con forza che la comunione è la realtà che meglio esprime il mistero stesso della Chiesa. Lo ha fatto ricordando le celebri parole di san Cipriano: “La Chiesa universale si presenta come un popolo che deriva la sua unità dall’unità del Padre, del Figlio, e dello Spirito Santo” (LG, 4), e con il proporre come idea centrale e fondamentale  di tutto il  Concilio il concetto di “ecclesiologia di comunione” (ChL, 19), idea ribadita dal Santo Padre, il quale nella Novo Millennio Ineunte ha esplicitamente affermato che la forza della Chiesa di sempre, e, perciò anche di quella del presente, sta proprio nella sua comunione ed unità, che vanno concretamente vissute promovendo all’interno delle comunità un’autentica ecclesiologia di comunione, la quale eviterà il pericolo di costruire una chiesa tutta clericale, o una chiesa tutta laicale, per aprirsi ad una Chiesa-Comunione.

 

Chiesa universale, Diocesi e Parrocchia

Il mistero della Chiesa-Comunione trova la sua prima e necessaria espressione nella vita e nella missione delle Chiese particolari, le Diocesi, nelle quali, secondo l’espressione del Concilio, “è veramente presente e agisce la Chiesa di Cristo, una, santa, cattolica e apostolica” (CD, 11).

Bisogna immediatamente sgomberare la ragione da ogni dannoso fraintendimento. La Chiesa Universale non si costituisce né sulla base della semplice somma numerica, né dall’unione federalistica delle singole Chiese particolari. Ma un vivo, essenziale e costante vincolo unisce tra loro le singole Chiese particolari, nelle quali esiste e si manifesta la Chiesa Universale. Per questo il Concilio ha ribadito con forza che le Chiese particolari sono “formate a immagine della Chiesa Universale, nelle quali e a partire dalle quali esiste la sola ed unica Chiesa Cattolica”(LG, 23). Sola la Diocesi, dunque, può essere definita veramente e propriamente Chiesa.

Ma, “la comunione ecclesiale, pur avendo sempre una dimensione universale, trova la sua espressione più immediata e visibile nella parrocchia: essa è l’ultima localizzazione della Chiesa, è in un certo senso la Chiesa stessa che vive in mezzo alle case dei suoi figli e delle sue figlie” (ChL, 26).

È necessario perciò, per il rinnovamento di questa realtà ecclesiale, che ogni battezzato riscopra, nella fede e alla luce del mistero della Chiesa-Comunione, il vero volto della parrocchia, che non può essere definito in tutta la sua ricchezza veritativa se lo si esamina esclusivamente con  categorie superficiali quali la territorialità o la struttura  organizzativa o quella architettonica. Il vero volto della parrocchia può essere colto in profondità solo penetrando il mistero di Dio, che la fa essere “la famiglia di Dio” (Ivi, 26) che vive in mezzo alle case, tra la gente. In altre parole la parrocchia è una realtà ecclesiale fondata sull’Eucaristia, nella quale si trovano la radice viva del suo edificarsi e il vincolo sacramentale del suo essere in piena comunione con la Chiesa Universale. Pertanto essa si presenta così nella sua natura più vera come “comunità eucaristica”, tale anzitutto perché è una “comunità di fede”, una “comunità organica”, costituita cioè dai ministri ordinati e dagli altri cristiani, ove il parroco – che rende presente il Vescovo – è il vincolo gerarchico con tutta la Chiesa particolare (Cfr ivi, 26).

Possiamo dunque affermare con assoluta certezza che il rinnovamento della parrocchia passa oggi dalla comprensione della Chiesa come mistero di comunione. Questa affermazione può trovare la sua reale e concreta attuazione nella tanto auspicata “ecclesiologia di comunione”.

 

RISCOPRIRE LA COMUNITÀ

 

Avendo chiaro che la Chiesa è, in ogni sua espressione e manifestazione, mistero di comunione, e contemporaneamente lo strumento e il segno “dell’intima unione con Dio e dell’unità di tutto il genere umano” (LG, 1), ci sembra quanto mai doveroso soffermare la nostra attenzione sull’importanza della comunione nella parrocchia tra i singoli battezzati, le diverse vocazioni e i differenti ministeri e carismi.

Già Paolo VI, di venerata memoria, riferendosi in un suo discorso alla parrocchia affermava che l’efficacia dell’azione evangelizzatrice di questa dipende dalla sua unitarietà. E con ciò intendeva asserire che la parrocchia non può limitarsi a radunare i battezzati solo la Domenica per la celebrazione dell’Eucaristia (apice e fonte della comunione), ma deve preoccuparsi di coltivare in grado superiore il senso della comunità, che si fonda sulla legge dell’unità[6].

Giovanni Paolo II, nel delineare la vocazione della parrocchia, chiamata ad essere “una casa di famiglia, fraterna ed accogliente, una fraternità animata dallo Spirito di unità”, la famiglia di Dio in un posto concreto, invitava a riscoprirsi comunità. È questa riscoperta che urge fare nelle nostre parrocchie. Cristiani non si è da soli. Essere cristiani significa credere e vivere la propria fede insieme ad altri e così essere Chiesa. Già affermava il Concilio: “Tuttavia Dio volle santificare e salvare gli uomini non individualmente e senza alcun legame tra loro, ma volle costituire di loro un popolo, che lo riconoscesse secondo la verità e lo servisse nella santità” (LG 9).

 

L’unità dalla carità

A questo punto potremmo allora chiederci quale sia la forza coesiva atta a tenere in unità la comunità parrocchiale e dunque idonea a renderla autentica figura di una Chiesa comunione? E la risposta non può essere che una sola: una tale forza non può non chiamarsi carità. La carità, il comandamento nuovo, è la grande legge costitutiva della Chiesa. Basta ricordare le parole di Cristo, il quale ebbe a dire che saremo riconosciuti suoi discepoli se ci ameremo, secondo il suo insegnamento, gli uni gli altri: “se ci sarà questo calore di affetti, di sentimenti; se vibrerà la simpatia voluta più che vissuta, creata da noi, più che spontanea, con quella larghezza di cuore e quella capacità di generare Cristo in mezzo a noi, derivanti, appunto, dal sentirci uniti a Lui e per Lui”[7].

Che cosa sarebbe infatti una comunità senza la carità? Ma è necessario che la carità venga resa visibile, permeando e ordinando tutti gli aspetti propri della comunità, in modo che esprimano l’unità dell’amore di Dio e dell’amore del prossimo.

Coltivare il senso della comunità richiede che i molteplici doni vengano vissuti tutti secondo la legge della carità, ovvero nella consapevolezza che ogni dono è necessario alla crescita della Chiesa, ciascuno secondo la propria modalità, ma tutti al servizio dell’unico  bene comune. Ovviamente la diversità e la molteplicità diventano autentica complementarietà; solo quando ciascuno considera se stesso e gli altri nella prospettiva del dono, ciascun membro della comunità è visto e accolto dagli altri come un dono del Padre fatto alla Chiesa intera.

Nel creare questa mentalità la parrocchia ha un ruolo fondamentale, offrendo come afferma il Concilio “un luminoso esempio di apostolato comunitario, fondendo insieme tutte le differenze umane che vi si trovano e inserendole nell’universalità della Chiesa” (Chl, 27).

Pertanto, in parrocchia tutti, ministri ordinati e fedeli, siamo chiamati a favorire e ad alimentare vincoli e rapporti fraterni di stima, di cordialità, di collaborazione che generano e sostengono la comunione e contribuiscono a promuovere il senso della comunità. Consapevoli altresì che solo così la ricchezza dei doni e dei carismi, che il Signore ci offre, può portare il suo fecondo e ordinato contributo all’edificazione della casa comune.

 

Per una spiritualità di comunione

La comunione ecclesiale, poi, è sì un dono di cui dobbiamo continuamente rendere grazie a Dio, ma anche un talento che esige che sia fatto fruttificare con responsabilità evangelica.

Le comunità parrocchiali non devono farsi illusioni: è la comunione che rende viva la Chiesa, che esprime la sua immagine vera, che vivifica le strutture, che rende fruttuoso l’apostolato.

Solo parrocchie che vivono al loro interno, tra i battezzati, la comunione ecclesiale possono essere un segno per il mondo e una forza attrattiva per condurre a Cristo. Le parole di Gesù rivelano chiaramente questa verità: la nostra forza attrattiva dipende dalla comunione inscindibile che ciascuno di noi deve vivere con Dio  e con i fratelli: “Come tu, Padre, sei in me e io in te, siano anch’essi in noi una cosa sola, perché il mondo creda che tu mi hai mandato” (Gv 17, 21). In questo modo la comunione si apre alla missione, anzi si fa essa stessa missione.

Affinché la comunione possa realmente dar vita a comunità parrocchiali, che siano autentica immagine della Chiesa, occorre promuovere una “spiritualità della comunione”, quale principio educativo fondante della comunità. Ci piace riportare per intero il passo della Novo Millennio Ineunte, nel quale  il Santo Padre chiarisce che cosa debba intendersi con tale espressione: “Spiritualità della comunione significa innanzitutto sguardo del cuore portato sul mistero della Trinità che abita in noi, e la cui luce va colta anche sul volto dei fratelli che ci stanno accanto. Spiritualità della comunione significa inoltre capacità di sentire il fratello di fede nell’unità profonda del Corpo mistico, dunque, come ‘uno che mi appartiene’, per saper condividere le sue gioie e le sue sofferenze, per intuire i suoi desideri e prendersi cura dei suoi bisogni, per offrirgli una vera e profonda amicizia. Spiritualità della comunione è pure capacità di vedere innanzitutto ciò che di positivo c’è nell’altro, per accoglierlo e valorizzarlo come dono di Dio: un ‘dono per me’, oltre che per il fratello che lo ha direttamente ricevuto. Spiritualità della comunione è infine saper ‘fare spazio’ al fratello, portando ‘i pesi gli uni degli altri’ e respingendo le tentazioni egoistiche che continuamente ci insidiano e generano competizione, carrierismo, diffidenza, gelosie. Non ci facciamo illusioni: senza questo cammino spirituale, a ben poco servirebbero gli strumenti esteriori della comunione. Diventerebbero apparati senz’anima, maschere di comunione più che sue vie di espressione e di crescita” (NMI, 43).

Coltivare il senso della comunità deve anche significare, alla luce della Parola di Dio e del magistero, la creazione di una cultura della comunione, che fondata sullo spirito di comunione deve tradursi in una nuova mentalità ecclesiale che valorizzi le risorse di tutti.

La Cultura della comunione concretamente si traduce nel favorire un insieme di convinzioni, di atteggiamenti e di rapporti interpersonali che contribuiscono a costruire la comunità e nell’adottare alcuni valori umani, quali la propensione al discernimento comunitario, alla corresponsabilità e alla collaborazione.

 

Imparare da Cristo

La comunione e il senso della comunità hanno nell’ascolto della Parola di Dio il loro fondamento. Dio comunica se stesso e fa entrare nel circolo della comunione anzitutto per mezzo della sua Parola. Infatti la Chiesa si riconosce come la comunione di coloro che hanno ricevuto la Parola e che, per la forza dello Spirito, la accolgono con fede, confessando che Gesù è il Signore. È utile ricordare che fuori dell’osservanza della Parola non c’è comunione né con Dio, né tra di noi: “Ogni tralcio che in me non porta frutto, lo toglie” (Gv 15, 2).

Da Cristo, Parola del Padre, la Chiesa impara a vivere in maniera coerente il dono della comunione. Gesù, infatti insegna a vivere in comunione con il Padre e assicura la sua presenza a coloro che sono riuniti in preghiera comune: “Perché dove sono due o tre riuniti nel mio nome, io sono in mezzo a loro” (Mt 18,20). Insegna ad amare tutti gli uomini indistintamente: “Se amate quelli che vi amano, che merito ne avrete? Anche i peccatori fanno lo stesso” (Lc 6,32). Egli stesso ci ha mostrato che  bisogna fare comunione con tutti, senza distinzione, relazionandoci con tutti: vicini, lontani, emarginati, peccatori, stranieri, pagani, non credenti.

Ha, inoltre, riassunto nel precetto dell’amare Dio e il prossimo tutta la Sacra Scrittura e ha espresso questo amore in partecipazione solidale alle vicende umane, liete o tristi.

Prima di morire, poi, ha lasciato, quale segno massimo e misterioso di comunione, l’Eucaristia, testimonianza della sua vita, data quale dono d’amore, non solo per i suoi discepoli, ma anche per tutti gli uomini.

La comunione ecclesiale, infatti, non vive solo dell’ascolto della Parola di Dio, ma si alimenta anche nei sacramenti, soprattutto nell’Eucaristia con la quale “Partecipando realmente del corpo del Signore nella frazione del pane eucaristico, siamo elevati alla comunione con lui e tra di noi: ‘Perché c’è un solo pane, noi tutti non formiamo che un solo corpo, partecipando noi tutti di uno stesso pane’. Così noi tutti diventiamo membri di quel corpo, ‘e siamo membri gli uni degli altri’ ” (LG, 7).

Molto bene rendono questa verità le parole della Preghiera Eucaristia quando il sacerdote prega: “ … e a noi che ci nutriamo del corpo e del sangue di tuo Figlio, dona la pienezza dello Spirito Santo perché diventiamo, in Cristo, un solo corpo e un solo spirito”.

Ovviamente, la Chiesa che ogni domenica si raduna intorno alla mensa Eucaristica non può mai dimenticare che il dono della comunione è destinato a tutti gli uomini della terra: “Questo è il calice del mio sangue per la nuova ed eterna alleanza, versato per voi e per tutti in remissione dei peccati”, e questo non solo mediante la misteriosa azione dello Spirito nel cuore degli uomini, ma anche attraverso l’esplicita trasmissione della Parola. Il Vangelo, non lo dimentichiamo mai, deve essere comunicato a tutti, fino agli estremi confini della terra, affinché tutti gli uomini chiamati alla fede in Cristo partecipino, mediante la Chiesa, della comunione con lui.

 

COMUNITÀ ORGANICA

 

La prospettiva di comunione sopra delineata esige che la parrocchia per il suo rinnovamento sia capace di fare spazio a tutti i doni dello Spirito, se davvero vuole rinnovarsi, configurandosi come una comunità organica, ovvero caratterizzata dalla compresenza, dalla diversità e della complementarietà delle vocazioni, dei ministeri, dei carismi e delle condizioni di vita. La parrocchia, come la Chiesa, nella sua unità non è mai “uniformità, ma integrazione organica delle legittime diversità” (NMI, 46).

I Vescovi nella Nota pastorale Il volto missionario delle parrocchie in un mondo che cambia, presentano questa realtà ecclesiale come “una determinata comunità di fedeli” (VMPMC, 12; cfr. CJC, can 515, § 1), nella quale “singolarmente e insieme, ciascuno è il responsabile del vangelo e della sua comunicazione, secondo il dono che Dio gli ha dato e il servizio che la Chiesa gli ha affidato” (VMPMC, 12). Ciò postula che nessuno nella parrocchia si chiuda in se stesso, isolandosi spiritualmente dalla comunità, ma che tutti invece vivano in un continuo scambio gli uni con gli altri. Infatti lo Spirito dona a ciascuno, liberamente, i talenti che se vissuti nella prospettiva del dono, nella reciprocità e sotto la saggia guida dei pastori, arricchiscono la comunità e accrescono la comunione. In effetti i carismi, i ministeri e ogni altra vocazione vanno vissuti sempre nella comunione e per la comunione.

Il Concilio Vaticano II, riflettendo sui carismi e sui ministeri, li definisce doni dello Spirito Santo, dati per l’edificazione del corpo mistico e per la continuazione nell’oggi della storia della missione redentrice di Cristo.

 

 I ministeri ordinati

Tutti i ministeri sono, anche se con modalità diverse, una partecipazione al ministero di Gesù. E come appare dai testi del Nuovo Testamento, possono essere molteplici e diversi: inesauribile, infatti, è la grazia di Dio.

In primo luogo, nella Chiesa si incontrano i ministeri ordinati, quelli che derivano dal Sacramento dell’Ordine. Tali ministeri, definiti gerarchici, sono una grazia per tutta la Chiesa, in quanto esprimono e attuano una partecipazione al sacerdozio di Cristo diversa non solo per grado, ma per essenza, rispetto alla partecipazione donata dal Battesimo e dalla Confermazione.

Riferito al rinnovamento della parrocchia ribadiscono il ruolo del ministero sacerdotale, specie del Parroco, chiamato a presiedere la comunità locale in nome e su mandato del Vescovo. Egli, infatti, rendendo presente il Vescovo in mezzo a questa porzione di popolo di Dio, al quale è associato nel servizio della presidenza, la esercita come “pastore proprio” (CJC, can 521, § 1) della comunità, mediante il triplice munus di insegnare, santificare, governare.

Il rinnovamento della parrocchia nella prospettiva della Chiesa-comunione non sminuisce affatto il suo ruolo di presidenza, ma solo domanda che egli lo eserciti in maniera evangelica secondo l’esempio di Gesù: “Io sto in mezzo a voi come colui che serve” (Lc 22,27), nel riconoscimento e nella valorizzazione di tutti i doni che lo Spirito elargisce nella comunità.

Il presbitero è chiamato oggi a dedicarsi con frutto al ministero che gli è proprio, tralasciando tutto ciò che non è legato direttamente all’annunzio della Parola e allacomunicazione della grazia, evitando di concentrare e monopolizzare tutta l’attività pastorale esclusivamente nella sua persona. Questo richiede che il Sacerdote si rinnovi nella sua azione pastorale, presentandosi sempre più come l’uomo della comunione, e meno come l’uomo del fare, avendo cura di promuovere, tra i laici, ministeri, vocazioni e carismi, formando alla corresponsabilità e al discernimento comunitario nello spirito evangelico.

L’auspicato rinnovamento della comunità parrocchiale domanda che venga valorizzato il ministero diaconale, restaurato nella vita della Chiesa dal Concilio Vaticano II, nella certezza che esso costituisce un importante arricchimento per la missione della stessa. Anche se tale ministero dice primariamente riferimento al Vescovo, e quindi alla Chiesa diocesana, bisogna trovare anche nella vita della parrocchia spazi, compiti e servizi consoni alla sua natura gerarchica che “non è per il sacerdozio, ma per il servizio” (LG, 29). I Padri della Chiesa amavano definire il Diacono l’orecchio, la mano, l’occhio del Vescovo, indicando con tali espressioni il legame speciale che intercorre tra queste due figure. Oggi il Diacono deve aiutare il Sacerdote, collaboratore del Vescovo, a rendere vivo nella parrocchia il mistero della Chiesa-comunione, offrendo in una rinnovata coscienza del suo ministero il suo contributo ad edificare una parrocchia che si possa qualificare sempre più come una comunità ministeriale e casa della comunione.

Più volte abbiamo ripetuto che la parrocchia è una comunità di fedeli all’interno della Chiesa particolare, che trova la sua qualifica ecclesiale, non in se stessa, ma proprio nel riferimento  alla Diocesi, di cui è – secondo l’espressione del Concilio – “come una cellula” (AA, 10). Da ciò deriva un ulteriore indicazione per il suo rinnovamento, precisamente: il riferimento alla persona del Vescovo e l’appartenenza alla Diocesi. Valorizzare di fatto questi legami consentirà di eviterà alla parrocchia da una parte la tentazione dell’autoreferenzialità, dell’autonomia e del protagonismo isolato, dall’altra favorirà sempre più l’inserimento della parrocchia nella pastorale diocesana. Essa deve sempre ricordare a se stessa di essere “una comunità di fedeli che viene costituita stabilmente nell’ambito di una chiesa particolare” (CJC, can. 515, § 1). Da ciò deriva che la fecondità della parrocchia in ogni ambito pastorale dipende non dal sua attivismo, ma dalla capacità che essa ha di lavorare in comunione con tutte le altre realtà diocesane secondo gli orientamenti pastorali del Vescovo.

I ministeri laicali

Ma la missione salvifica della Chiesa nel mondo non si attua solo per opera dei ministri ordinati, ma anche grazie alla collaborazione operosa dei fedeli laici, i quali, in virtù del sacramento del battesimo, partecipano all’ufficio sacerdotale, profetico e regale di Cristo.

Nell’esercitare i vari ministeri, uffici e servizi, i fedeli laici dovranno attendervi sempre in conformità alla loro specifica vocazione laicale, diversa da quella dei sacri ministri, e che si esprime nell’animare di spirito evangelico le realtà mondane.

Una rinnovata azione pastorale richiede che la parrocchia, attraverso una fantasia nuova, fecondata dallo Spirito, promuova nuove figure ministeriali necessarie affinché risponda alle nuove sollecitazioni che le vengono dal mondo, e per le quali figure ministeriali classiche risultano inadeguate. Ciò rivela anche che è superato il tempo degli evangelizzatori super specializzati, è che questa è l’ora di promuovere una pastorale comunitaria, ricordando ad ogni battezzato che tutti – nessuno escluso – dobbiamo adoperarci affinché la parrocchia viva la sua vocazione ecclesiale. L’evangelizzazione, la comunicazione del progetto salvifico-comunionale di Dio, richiede che la trasmissione della fede sia fatta da credente a credente, da persona a persona. “Ricordare a ogni cristiano questo compito e preparalo ad esso è oggi un dovere primario della parrocchia” (VMPMC, 6).

In seguito al rinnovamento conciliare i fedeli laici hanno maturato, in seguito alla riscoperta del Sacramento del Battesimo, una coscienza più profonda riguardo alla loro missione e vocazione ecclesiale e si sono resi sempre più disponibili a collaborare, in comunione con i pastori, all’unica missione di comunicare il Vangelo, assumendo gradualmente compiti e ministeri in ogni settore della vita ecclesiale: liturgia, evangelizzazione, carità.

I fedeli laici hanno progressivamente riscoperto il particolare significato che il loro impegno apostolico riveste nella parrocchia e nella comunità diocesana in genere. È diritto di ogni battezzato collaborare alla vita pastorale della parocchia, affinché la Parola e la Carità di Cristo possano essere comunicati a tutti. Ma questo diritto trova la sua piena valorizzazione nei Consigli pastorali parrocchiali, che bisogna sempre più valorizzare e promuovere con convinzione in tutte le parrocchie. Ma il discorso, ovviamente, vale per tutti gli organismi di partecipazione laicale. Sono essi espressione di autentica comunione ecclesiale.

 

I carismi

I carismi, straordinari o semplici, sono grazie dello Spirito Santo, date alla persona in vista di un’utilità comune, ordinati come sono all’edificazione della Chiesa, al bene degli uomini e alla necessità del mondo.

Come per i ministeri, anche per i carismi il Nuovo Testamento ne evidenzia la grande varietà.

Essi ci proiettano nella categoria del dono. Essendo doni dello Spirito, vanno accolti con gratitudine, sia da parte di chi li riceve, sia da parte di tutta la Chiesa. Affinché ogni carisma realizzi ciò per cui è stato donato, devono essere esercitati in piena conformità all’impulso dello Spirito, sempre in obbedienza alle indicazioni dei pastori della Chiesa. Il Concilio afferma in maniera molto chiara riguardo ai carismi: “Che il giudizio sulla loro genuinità e sul loro esercizio ordinato appartiene a quelli che presiedono nella Chiesa, ai quali spetta specialmente, non di estinguere lo Spirito, ma di esaminare tutto e ritenere ciò che è buono” (LG, 12).

La prospettiva carismatica chiede che ogni battezzato prenda viva coscienza di essere chiamato nella Chiesa a svolgere per il bene di tutti un compito originale, insostituibile e non delegabile. In una simile prospettiva, assume tutto il suo significato l’affermazione conciliare circa l’assoluta necessità dell’apostolato della singola persona. Ciascuno, nella sua unicità irripetibile, è chiamato ad essere costruttore di comunione ecclesiale, partecipando a tutti e mettendo a disposizione di tutti il suo dono di grazia, consapevole però che mentre dona è chiamato anche a riceve da tutta la Chiesa, accogliendo gli altrui carismi.

 

Associazioni, movimenti e gruppi ecclesiali

In tema di carismi, bene si innesta il discorso circa le associazioni, i movimenti, i gruppi e le nuove realtà ecclesiali. Il fenomeno del loro proliferare attesta che ci troviamo dinanzi alla ricchezza dello Spirito che ha inaugurato una stagione nuova nella Chiesa, ma esprime pure la generosità del nostro laicato.

Tutte queste nuove realtà ecclesiali non si presentano né come alternative, né come antagoniste al ruolo della parrocchia. Anzi devono riconoscere nella parrocchia la presenza concreta e visibile della Chiesa particolare in quel luogo, nella quale sono chiamate ad integrarsi, come nella Diocesi, vivendo pienamente la comunione, che si esprime primariamente attraverso l’obbedienza al Parroco, e collaborando attivamente, secondo il proprio carisma, all’attuazione del piano pastorale. Da parte sua la parrocchia, come la Diocesi, ovvero il Parroco, favorirà nello spirito della comunione l’ospitalità e la presenza nel tessuto della comunità, “garantendo a ciascuna aggregazione un adeguato cammino formativo rispettoso del suo carisma” (VMPMC, 11).

Non bisogna, poi, dimenticare le tradizionali forme di associazionismo, come le confraternite. Anche esse sono chiamate a vivere responsabilmente il rinnovamento della parrocchia, iniziando dal rinnovare se stesse, liberandosi da quelle discutibili forme di religiosità che non nutrono la fede e non aiutano l’uomo di oggi ad aprirsi alla trascendenza perché non manifestano il mistero. Favoriranno la formazione cristiana dei loro aderenti promovendo attraverso la catechesi, non operando come strutture parallele alla parrocchia, ma sempre in piena comunione con il Parroco e in spirito di servizio con tutti.

Un contributo non indifferente al rinnovamento parrocchiale potrà venire dalla vita religiosa, sia maschile che femminile. Mentre esprimo a nome di tutta la comunità diocesana la gratitudine per il servizio prezioso svolto a favore della nostra Chiesa particolare, sento il bisogno di ribadire che essi sono Chiesa nell’unica Chiesa e perciò chiamati a lavorare in comunione con tutte le realtà ecclesiali. La Chiesa tutta ha bisogno del loro carisma, ma anch’essi hanno bisogno dei carismi degli altri.


PARROCCHIA: CHIESA IN MISSIONE

 

L’Immagine biblica della vite e dei tralci, che ci ha permesso di approfondire all’inizio il mistero della Chiesa-comunione, risulta al quanto utile per penetrare un altro aspetto del mistero della Chiesa: quello missionario. Infatti, secondo le parole di Gesù,  i tralci, radicati e vivificati dalla vite, sono chiamati a portare frutto: “io sono la vite voi i tralci. Chi rimane in me e io in lui fa molto frutto” (Gv 15,5). Il portare frutto è, pertanto, un’esigenza della vita cristiana, tanto che, “chi non porta frutto” si pone fuori della comunione: “Ogni tralcio che in me non porta frutto lo toglie” (Gv 15,2).

È, dunque, condizione essenziale per portare frutto la comunione con Gesù, dalla quale deriva la comunione tra i discepoli: “senza di me non potete far nulla” (Gv 15,….). E il frutto più bello che noi discepoli di Gesù possiamo offrire al mondo è la comunione tra di noi.

La comunione, quando è autentica, genera altra comunione: quella con Gesù genera quella tra i discepoli, quella tra i discepoli, per sua natura, tende sempre ad espandersi e domanda di essere continuamente comunicata agli altri uomini. Si configura così come comunione missionaria.

Da ciò si evince che la comunione e la missione sono profondamente congiunte tra esse al punto che la comunione rappresenta la sorgente e contemporaneamente il frutto della missione: la comunione è missionaria e la missione è per la comunione.

Il rinnovamento della Parrocchia richiede proprio che questi due caratteri ecclesiali siano concretamente espressi nel territorio ove essa rende presente la Chiesa. Infatti la parrocchia, che si caratterizza dall’essere “una determinata comunità di fedeli, comunione di persone che si riconoscono nella memoria cristiana vissuta e trasmessa in quel luogo” (VMPMC, 12), deve adoperarsi affinché ogni suo membro senta il dovere di comunicare il Vangelo, mediante la testimonianza della vita e l’annunzio esplicito, da realizzare sia in maniera singola che comunitaria. “Nella vita delle nostre comunità – scrivono i Vescovi – deve esserci un solo desiderio: che tutti conoscano Cristo, che lo scoprano per la prima volta o lo riscoprano se ne hanno perduto memoria” (Ivi, 1).

 

Conversione pastorale

Quanto abbiamo detto finora sulla Chiesa mistero di comunione deve trovare la sua naturale convergenza nel rinnovamento della pastorale parrocchiale che deve essere connotata dalla missionarietà. Se la parrocchia – come ci hanno detto i Vescovi – ha perso il suo slancio missionario è dovuto al fatto che essa, smarrendo la visione della fede su stessa, ha  smarrito la sua identità di Chiesa-comunione, la sua unità. Ritrovare al suo interno la comunione, secondo la visione della fede, è per la parrocchia condizione imprescindibile affinché ritrovi la sua forza missionaria. Essa deve sempre adoperarsi affinché tutti, per mezzo della sua opera, incontrino Cristo e possano inserirsi nella vita ecclesiale.

Ovviamente, l’auspicato rinnovamento domanda che, ancor prima del rinnovamento delle strutture, si verifichi una conversione pastorale dei soggetti che formano dette strutture. A tal proposito va detto che è necessario formare una nuova coscienza ecclesiale nelle persone che costituiscono la comunità, che presentano a volte i tratti dell’individualismo e del soggettivismo, propri della nostra cultura contemporanea e che inducono a vivere la fede in maniera soggettiva e intimistica, senza nessun legame con i  ministeri gerarchici e con la comunità. In questa cultura, la parrocchia è sempre più avvertita come un “supermercato della fede”, dove andare a servirsi quando si abbisogna di qualcosa, come battesimi, matrimoni, funerali, ecc., ma si avverte sempre meno il senso dell’appartenenza alla parrocchia, intesa come casa della comunità, dove instaurare rapporti fraterni e familiari.

La parrocchia, la quale  si trova oggi ad operare in un contesto scristianizzato, in un mondo che non ha più come punto di riferimento la Parola di Dio, non può dare per scontato che si conosca il Vangelo. Ci sono persone battezzate il cui battesimo è rimasto senza risposta, e che pur avendo ricevuto tutti i sacramenti dell’iniziazione cristiana vivono di fatto lontani dalla Chiesa; vi sono battezzati i quali, pur non avendo mai rinnegato la fede, pur non avendola del tutto dimenticata, sono rimasti alla prima formazione; vi sono poi persone non battezzate che chiedono di diventare cristiani. Tutto ciò richiede una rinnovata pastorale missionaria che parta da un rinnovato primo annuncio della fede e che si adoperi a rifondare la fede dei lontani, a portare a piena maturazione quella di coloro che vivono ai margine della comunità, aiutandoli a inserirsi pienamente in essa, a far conoscere Cristo e il suo Vangelo a quanti lo chiedono e a quanti non lo chiedono. Perciò, di primo annuncio vanno innervate tutte le azioni pastorali della parrocchia (cfr. VMPMC, 2).

 

Ripartire dall’essenziale

Questo scenario pone una domanda: come può la parrocchia comunicare e suscitare la fede in un mondo così fatto? I Vescovi ci hanno risposto che essa può adempiere il suo mandato solo se riparte dall’essenziale del suo ministero, e cioè se riparte dall’evangelizzazione secondo il mandato di Cristo: “Andate in tutto il mondo…”.

Nell’attuale contesto, che i Vescovi hanno definito di “analfabetismo religioso” (CVMC, 40) la nuova evangelizzazione esige che si parta da un rinnovato primo annuncio, dall’offrire alle persone un primo alfabeto della fede. Questo richiede che nelle nostre parrocchie venga sempre più promossa la dimensione dell’accoglienza, condizione prima di ogni evangelizzazione. È su di essa che si innesta il vero annuncio fatto di vicinanza, di prossimità, di esplicita presentazione. Mi permetto di suggerire che tale dimensione potrebbe trovare concreta espressione in una nuova figura ecclesiale. Certo tutti devono sentirsi responsabili nell’accogliere quanti si rivolgono alla parrocchia, ma si potrebbe pensare anche a laici che si distinguono per la loro affabilità, per l’apertura verso gli altri, per la propensione a instaurare in maniera facile relazioni personali, come “addetti dell’accoglienza”. È questo un servizio ecclesiale che può risultare molte utile per l’evangelizzazione e libera le nostre comunità dalla tentazione dell’anonimato e dell’individualismo. Una persona che accoglie in chiesa offre concretamente l’immagine di una Chiesa accogliente.

 

L’opera catechetica

Naturalmente al primo annuncio deve seguire l’opera catechetica propriamente detta e che ha il duplice obiettivo, dopo la conversione suscitata dal primo annuncio,di far maturare la fede iniziale mediante una conoscenza più approfondita e più sistematica della Persona e del messaggio di Nostro Signore Gesù Cristo, affinché la persona compia “scelte stabili di vita nella sequela di Cristo, superando il vissuto immediato, coltivando anche un esito pubblico della propria esperienza cristiana” (VMPMC, 9).

È la catechesi un compito primario e prioritario della parrocchia se vuole veramente contribuire alla maturazione cristiana dei suo fedeli. Solo da un fedele evangelicamente formato può scaturire il tanto sperato rinnovamento missionario.

All’interno del dinamismo dell’evangelizzazione, particolare rilevanza riveste il catechismo per i sacramenti dell’iniziazione cristiana, mediante i quali la Chiesa madre genera i suoi figli e rigenera se stessa.

Essendo la parrocchia il luogo ordinario dove questa catechesi si attua, deve adoperarsi per il suo rinnovamento. È sotto gli occhi di tutti la crisi dell’iniziazione cristiana dei fanciulli, che si esprime nell’abbandono della pratica delle fede e della vita della comunità da parte dei fanciulli dopo aver ricevuto i sacramenti o della comunione o della confermazione. A tal proposito i Vescovi ci hanno suggerito nel documento “Il volto missionario delle parrocchie in un mondo che cambia” di passare da una catechesi che semplicemente inizia ai sacramenti ad una catechesi che inizia attraverso i sacramenti. Ciò significa: da una parte un nuovo modo di pensare e di fare catechismo, dall’altra salvaguardare quella unitarietà dell’iniziazione cristiana, che negli ultimi anni si è smarrita. Infatti, nella mentalità della nostra gente i tre sacramenti dell’iniziazione cristiana sono visti più nella loro azione individuale – tre sacramenti distinti e separati – che come “Non tre sacramenti senza collegamento, ma un’unica azione di grazia: parte dal Battesimo e si compie attraverso la Confermazione nell’Eucaristia. È l’Eucaristia il sacramento che, continuamente offerto, non chiude un’esperienza, ma la rinnova ogni settimana, nel giorno del Signore” (VMPMC, 7), inserendoci pienamente nella comunione dell’unico Corpo.

Una rinnovata pastorale missionaria riguardo all’iniziazione dei fanciulli interpella la responsabilità della famiglia nella trasmissione della fede. È la famiglia una delle scelte pastorali prioritarie della nostra Chiesa italiana; deve essere questa anche una scelta delle nostre parrocchie. Non bisogna semplicemente attuare una pastorale per la famiglia, ma una pastorale della famiglia, che consideri questa istituzione prima cellula della società, nel suo duplice aspetto di oggetto della pastorale e di soggetto pastorale. Inoltre, scegliere la famiglia come soggetto pastorale, non è una questione di moda, ma via fondamentale che consente alla parrocchia di raggiungere davvero tutte le persone del suo territorio: di ogni età e condizione

Circa il ruolo dei genitori, ricordo a tutti che sono proprio loro i primi educatori dei figli e hanno il dovere di fornire fin dai primissimi anni i rudimenti della fede, il primo alfabeto cristiano. Anche in questo la parrocchia dovrà trovare vie nuove che le consentano una cura più diretta delle famiglie, aiutando e sostenendo i genitori nel loro compito educativo con nuove figure pastorali.

Quello della catechesi richiama anche un altro aspetto della vita parrocchiale: il mondo giovanile. È necessario che la parrocchia – sull’esempio del Santo Padre – sviluppi una rinnovata attenzione verso questo “mondo lontano, distratto, incapace di dare un nome alla propria ricerca” (Ivi, 7), ma che costituisce il presente ed il futuro della Chiesa come anche della società. Adoperarsi per la formazione delle nuove generazioni è l’opera più “redditizia” per la Chiesa. Decisivo resta sempre l’incontro personale: ai sacerdoti, in modo particolare, chiedo di essere sempre disponibili al dialogo, aperto e franco, con i giovani.

Bisogna che le parrocchie “scoprano le difficoltà che molti incontrano nel rapporto con la Chiesa, per cogliere le tante domande di senso che solo nel Vangelo di Gesù trovano piena risposta , per suscitare attenzione alla fede cristiana” (Ivi, 7).

La rinnovata attenzione verso il mondo giovanile deve concretamente esprimersi in parrocchie più aperte e accoglienti, più capaci di andare verso i giovani, più disposte a frequentare i loro linguaggi, Risorsa insostituibile per evangelizzare questo mondo sono gli stessi giovani. È compito delle parrocchie, pertanto, sviluppare nei giovani che la frequentano una coscienza missionaria, affinché gli stessi giovani si facciano missionari dei loro coetanei, proponendo a tutti con coraggio l’integralità della proposta evangelica.

 

Vita sacramentale

Il Signore Gesù non è venuto solo per annunziarci il magnifico progetto di Dio Padre, ma Egli stesso con il suo sacrificio cruento, ci ha resi partecipi, per mezzo del suo Spirito, della magnifica comunione di vita. Tale partecipazione si attua mediante e attraverso i sacramenti che comunicano a noi veramente e realmente la vita della Santissima Trinità. Pertanto, l’evangelizzazione è orientata alla ricezione libera e consapevole dei sacramenti. È quanto attestano le predicazioni del libro degli Atti degli Apostoli. Dio desidera che tutti gli uomini partecipino della sua vita divina.

Fonte e culmini dei sacramenti, così come nella vita cristiana è il sacramento dell’Eucaristia, che fa memoria della morte e risurrezione del Signore Gesù Cristo. La celebrazione dell’Eucaristia, nel giorno della domenica, nel giorno della risurrezione, costituisce il centro di tutta la vita parrocchiale. La comunità parrocchiale adunata intorno alla mensa eucaristica, del corpo e sangue di Cristo, rinnova continuamente la sua comunione con il Signore e tra i suoi membri, ed è per mezzo di essa che rigenera la forza per la sua azione missionaria nel mondo. A tal proposito i Vescovi hanno voluto ricordare il pensiero del Santo Padre: “dalla perpetuazione nell’Eucaristia del sacrificio della Croce e dalla comunione col copro e con il sangue di Cristo la Chiesa trae la necessaria forza spirituale per compiere la sua missione. Così l’Eucaristia si pone come fonte e insieme come culmine di tutta l’evangelizzazione, poiché il suo fine è la comunione degli uomini con Cristo e in Lui col Padre e con lo Spirito Santo” (Ivi, 8). E hanno con fermezza raccomandato che: “Le nostre parrocchie non si stanchino di ribadire a ogni cristiano il dovere-bisogno della fedeltà alla Messa domenicale e festiva e di vivere cristianamente la domenica e le feste” (Ivi, 8).

È quanto mai urgente che la parrocchia aiuti i cristiani in particolare, ma anche tutti gli uomini, a riscoprire il senso della domenica e della festa.

Nel mondo secolarizzato la domenica è diventata il fine settimana, il giorno libero, squalificandosi sempre più in giorno di shopping, di consumo e di acquisti, perdendo il suo significato di giorno di festa e di riposo. Senso che deriva dalle radici cristiane proprio del mondo cristiano. Infatti, per la Chiesa la domenica è giorno del Signore, giorno della risurrezione, giorno della Chiesa, giorno dell’uomo, giorno della carità, giorno dello spirito, giorno della festa, giorno del riposo, giorno della famiglia.

In quest’ultimo tempo invece, il mondo sta svuotando le realtà umane del senso cristiano, riferendole secondo una mentalità e una cultura secolarizzata, tutta a dimensione orizzontale, che a priori esclude ogni tipo di trascendenza.

“La parrocchia, che condivide la vita quotidiana della gente, deve immettervi il senso vero della festa che apre alla trascendenza. Un aiuto particolare va dato alle famiglie, affinché il giorno della festa possa rinsaldarne l’unità, mediante relazioni più intense tra i suoi membri; la domenica infatti – come dicevamo – è anche giorno della famiglia” (Ivi, 8).

Riguardo a questo la comunità parrocchiale “mantiene la preziosa opportunità di trasformare il tempo libero in tempo della festa, qualificando, come si è detto, l’Eucaristia domenicale quale luogo a cui approda e da cui si diparte la vita feriale in tutte le sue espressioni” (Ivi, 9)

Per quanto concerne la celebrazione eucaristica i Vescovi raccomandano alla parrocchia di curarne la qualità sia di quelle feriali, sia, in particolar modo, di quella domenicale e festiva. A tal fine porgono alcuni suggerimenti utili: l’equilibrio tra Parola e Sacramento; l’omelia fatta rispettando il significato dei testi biblici e tenendo conto dei fedeli; valorizzare i segni; fedeltà al rito liturgico, senza attuare variazioni o intromissioni indebite; attuare un’azione mistagogica che aiuti i fedeli a penetrare, attraverso i segni e i gesti, la profondità del mistero; di essere moderati nelle celebrazioni che non devono risultare né frettolose né lunghe; educare al silenzio; valorizzare il canto; curare “il luogo della celebrazione, perché sia accogliente e la fede vi trovi degna espressione artistica” (cfr. Ivi, 8). Consigliano pure di valutare in un territorio omogeneo il numero, gli orari e la distribuzione delle messe affinché risultino più fruttuose. E avvertono anche di non esaurire il comandamento di santificare le feste nell’esclusiva partecipazione alla Santa Messa. La domenica deve essere infatti il giorno in cui la vita parrocchiale si manifesta in tutta la sua forza e bellezza. Non è il giorno dell’evasione, ma dell’impegno più intenso.

 

Comunità in dialogo con il mondo

Una parrocchia che voglia davvero offrire nel territorio un nuovo volto di Chiesa, deve essere una parrocchia che vive proprio come Gesù tra la gente, avvicinando e lasciandosi avvicinare da tutti senza distinzione e  senza pregiudizi.  Sull’esempio del suo Maestro, che durante la sua vita terrena avvicinò pubblicani e prostitute, malati e sofferenti, emarginati e ladri, poveri e ricchi, pagani e samaritani, osservanti della legge e non, e che tutti accolse, comunicando a tutti la Parola del Padre suo, la comunità parrocchiale deve farsi, sullo stile del buon samaritano, prossimo a tutti, prendendosi di tutti amorevole cura.

Proprio su questo versante c’è bisogna di una nuova fantasia della carità, che susciti nuove figure ministeriali che cooperino con il sacerdote a presentare una Chiesa che, solidale nelle vicende della vita, aiuti a introdurre alla fede come apertura al trascendente e alla scelte stabili di vita nella sequela di Cristo.

Già prima abbiamo detto che il rinnovamento della parrocchia passa anche attraverso la famiglia. La carità e l’evangelizzazione chiedono di fare in questo momento storico della famiglia una scelta prioritaria. Dicevamo prima che attraverso la famiglia la parrocchia può davvero raggiungere tutti gli uomini. Proprio per essere soggetto di evangelizzazione la famiglia va evangelizzata, a tal proposito penso ai corsi di preparazione al matrimonio, già attivi nella nostra Diocesi, ma che richiedono senz’altro di essere ripensati, coinvolgendo sempre più le parrocchie. Ma la presenza della famiglia deve continuare anche oltre queste forme consolidate, le occasioni non mancano: la nascita di un figlio e il conseguente battesimo che apre alla richiesta di catechesi per i sacramenti dei figli. Anche la malattia fisica, o la sofferenza psichica, o altre difficoltà che si possono vivere all’interno della famiglia, possono diventare occasione di presenza da parte della comunità cristiana locale, chiamata vivere in maniera solidale le gioie e speranza, le tristezze e i dolori delle persone che vivono nel suo territorio.

Come Cristo, non deve negare la sua presenza a quelle coppie che vivono situazioni irregolari. Sull’esempio di Cristo che dialoga con la samaritana, aiutandola per gradi a tematizzare in se stessa la domanda di senso, così la parrocchia deve porsi in ascolto e in dialogo con queste persone per aiutarle a sentirsi accolte dalla comunità e non emarginate, e per poter annunziare loro il vangelo della famiglia.

 

Casa della Carità

Tutta questa attività caritativa della parrocchia deve avere il suo fondamento esclusivamente nel mistero di Dio, svelato nella Persona di Gesù Cristo: “Ho avuto fame e mi avete dato da mangiare…” (cfr. Mt, 25, 35-37; “consolate e sarete consolati”; “Rallegratevi con quelli che sono nella gioia, piangete con quelli che sono nel pianto” (Rm 12,15).

Pertanto, accanto alla persona del Parroco, devono affiancarsi altri ministeri laicali affinché la Chiesa-comunità si faccia prossimo a tutte queste persone deboli e povere, emarginate che vivono nel disagio e per dare risposte adeguate alle nuove e vecchie povertà.

La parrocchia, se vuole davvero rinnovarsi, deve intessere rapporti diretti con tutti i suoi abitanti, deve uscire e incontrare l’uomo dove egli vive, per portare a lui il messaggio salvifico e liberante del Vangelo, per dargli un’immagine autentica di Chiesa e fargli sperimentare la prossimità di Dio che si concretizza nell’opera piena di amore dei suoi discepoli.

Nel vivere la carità, però, dobbiamo sempre ricordare che essa è alimentata e generata dall’amore di Dio per gli uomini. L’amore che Dio ha riversato nei nostri cuori, deve essere riversato nel cuore di tutti gli uomini. Ciascuno di noi singolarmente deve essere un rigagnolo d’amore, tutti insieme possiamo diventare un grande fiume d’amore, sempre consapevoli che il nostro andare incontro agli uomini, nella gratuità e nel disinteresse più grande, deve  prevedere sempre l’esplicito annunzio e il chiaro invito ad accogliere nella propria vita la Persona di Cristo, unico salvatore dell’uomo e della storia, evitando così di scadere nella sola azione sociale. Chiare sono a tal proposito le parole di Gesù:”Vedano le vostre opere buone e glorifichino il Padre vostro che è nei cieli”.

 

Pastorale integrata

Il rinnovamento del volto delle parrocchie, deve vincere la tentazione del “chiuso particolarismo” (VMPMC, 11), che è il limite della pastorale odierna. Quando la parrocchia si chiude nell’autoreferenzialità, non solo danneggia se stessa ma anche l’intera pastorale della Chiesa particolare a cui essa deve fare continuamente riferimento per comprendere se stessa e per la fecondità del suo agire tra gli uomini.

La comunione tra le parrocchie è l’altra via che bisogna percorrere oggi. È finito il tempo della parrocchia autosufficiente. Le molteplici sollecitudini che arrivano ad essa dal mondo domandano sovente che più parrocchie si riuniscano insieme per dare risposte unitarie e concrete

È questo l’intento che si vuole raggiungere con il rinnovamento delle Vicarie. Esse non devono essere strutture solo sulla carta, ma devono diventare zone pastorali unitarie, dove le parrocchie di quel territorio lavorino in rete, in maniera unitaria e comunionale, per dare agli uomini di quel territorio l’immagine di una Chiesa che cammina unita nell’amore, nella verità, nella testimonianza, nella carità, sia riguardo alle grandi verità sia riguardo alle cose opinabili. A tal proposito il rinnovamento è appena iniziato, il seme è stato appena piantato, ma i germogli si vedono già. È necessario che i presbiteri acquistino una nuova coscienza ecclesiale del loro ministero, che faccia si che ogni sacerdote si senta responsabile dell’intero popolo di Dio che si trova nella nostra Chiesa particolare e che lo conduca a lavorare sempre più in comunione con gli altri presbiteri.

Io desidero che nella nostra Diocesi cresca sempre più la comunione tra le persone e le parrocchie, affinché la nostra Chiesa particolare risulti essere una vera comunione di comunità, unita intorno alla persona del Vescovo, Vicario di Cristo, segno di unità, vincolo di comunione.


CONCLUSIONE

 

Carissimi, siamo partiti dalla constatazione di una necessità insostituibile oggi per la missione pastorale della Chiesa: la Parrocchia. Ma, considerati i tempi nuovi ed i conseguenti nuovi bisogni, la Parrocchia deve concretizzare il suo rinnovamento, per poter rispondere in maniera efficace alle attese dell’uomo e al progetto di Dio, mediante il dinamismo della nuova evangelizzazione.

Questo è possibile in misura in cui la Chiesa riscopra sempre più autenticamente la sua natura e la viva nella sua missione: essa è mistero di comunione! La comunione è la dimensione che caratterizza la Chiesa universale e si attualizza nella Diocesi e in ogni sua cellula viva che è la Parrocchia.

La forza della comunione edifica la vera comunità, che trova il suo cemento nella carità, segno visibile della fede, quale adesione incondizionata a Gesù Cristo, unico salvatore.

La santità di questo mistero incarnato nella Chiesa genera la spiritualità di comunione che trova fondamento esemplare nel mistero trinitario.

Il luogo privilegiato in cui questo ineffabile disegno riscontra evidente compimento rimane la Parrocchia, comunità organica, caratterizzata dalla diversità e complementarietà delle vocazioni, dei ministeri e dei carismi che si attualizzano nei ministeri ordinati e in quelli laicali, nella particolarità dei carissimi delle associazioni, dei gruppi e movimenti ecclesiali.

Nell’identità della Parrocchia, che viene configurata più propriamente come comunione di comunità, attinge ispirazione e forza la sua missionarietà che oggi, per la sua efficacia nella storia, esige la conversione pastorale, per formare una nuova coscienza ecclesiale, soprattutto nelle persone che costituiscono la comunità parrocchiale.

È, pertanto, necessario ripartire dall’essenziale, vale a dire: dall’evangelizzazione, secondo il mandato ricevuto da Gesù Cristo. Naturalmente al primo annuncio deve seguire la catechesi per far maturare la fede iniziale mediante la conoscenza sistematica della Persona e del messaggio di Gesù Cristo. Bisogna passare da una catechesi che inizia ai sacramenti ad una catechesi che inizia dai sacramenti.

Questa metodologia pastorale valorizza la vita sacramentale ed aiuta  a vivere meglio la vocazione battesimale e a riscoprire la centralità dell’Eucaristia nella vita della Chiesa e del cristiano e a valorizzare meglio la Domenica, giorno del Signore e dell’uomo, soprattutto in questo anno eucaristico.

È chiaro che una Parrocchia, così configurata, nel suo essere e nel suo operare, è aperta al territorio e al mondo con cui si mette in dialogo per ascoltarne le ansie, le tensioni e le speranze ed offrire con umiltà di servizio, le risposte concrete che la verità della Parola offre per ogni situazione.

Si riproporrà, così, come la casa della carità dove ogni uomo nostro fratello potrà trovare naturale accoglienza.

I limiti e la singolare impotenza nel nuovo afflato missionario potranno essere superati dalla pastorale integrata che oggi traduce in termini pastorali due principi fondamentali della maturità culturale: la solidarietà e la sussidiarietà.

In questa indilazionabile opera di rinnovamento, che insieme vogliamo realizzare, ci sostiene l’onnipotenza dello Spirito Santo, che ha fatto irruzione, con l’amabile prepotenza del suo amore, nell’anima della Chiesa e la conduce nel cammino della speranza.

Al nostro fianco è Maria, la Madre della Chiesa, che, con l’esemplarità della sua testimonianza, ci guida sicura sulla via dell’auspicato rinnovamento.

A me non resta che rinnovare a tutti l’augurio di buon lavoro ed offrire sempre la disponibilità incondizionata del servizio episcopale per ogni comunità parrocchiale e tutte le realtà ecclesiali.

Con grande affetto, vi saluto e vi benedico nel Signore.

 

Catanzaro, 28 novembre 2004, Prima Domenica di Avvento.

 

MARZO 2006

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1 marzo: MERCOLEDÌ DELLE CENERI

Chiesa Cattedrale – Catanzaro: ore 17.30

2 marzo: FORANIA DI SOVERATO
Incontro presbiteri
Davoli Marina: ore 9.30

2 marzo: VERIFICA PASTORALE
E PREPARAZIONE CONVEGNO VERONA
ore 16.00

3/4/5 marzo: PASTORALE GIOVANILE
Esercizi spirituali – 1^ fascia (15-18 anni)

5 marzo: FORANIA DI SERSALE
Scuola per catechisti
Cropani: ore 17.00

6 marzo: CARITAS DIOCESANA
Incontro Equipe Caritas
Caritas diocesana – Catanzaro: ore 10.00 – 12.00

9 marzo: FORANIA DI CATANZARO SUD
Incontri presbiteri
Sacro Cuore – Catanzaro Lido: ore 9.30
10/11/12 marzo: PASTORALE GIOVANILE
Esercizi spirituali – 2^ fascia (19/26 anni)

11 marzo: UFFICIO INSEGNAMENTO RELIGIONE CATTOLICA
Corso aggiornamento insegnanti di classe
Auditorium Sancti Petri – Catanzaro: ore 15.00

12 marzo: USMI DIOCESANA
Ritiro mensile
Suore di Carità dell’Immacolata – Catanzaro Lido

15 marzo: SEGRETARIATO PER L’ECUMENISMO
E IL DIALOGO INTERRELIGIOSO
Corso di formazione su “Religione e politica: forme storiche di un rapporto
complesso”
Parrocchia S. Giuseppe – Catanzaro: ore 18.30

15 marzo: FORANIA DI SERSALE
Consiglio Pastorale Zonale
Stella Maris: ore 17.00

17/18/19 marzo: PASTORALE GIOVANILE
Esercizi spirituali – 3^ fascia (27/35 anni)

18 marzo: UFFICIO INSEGNAMENTO RELIGIONE CATTOLICA
Corso aggiornamento insegnanti di classe
Auditorium Sancti Petri – Catanzaro: ore 15.00

19 marzo: FORANIA DI SERSALE
Scuola di Liturgia – Sersale: ore 17.00

20 marzo: CARITAS DIOCESANA
Incontro di formazione volontari Servizio Civile
Centro Abraham – Davoli Marina: ore 16.00 – 18.00

21 marzo: RADUNO DELLE CORALI
Santuario Madonna di Porto – Gimigliano
Interverrà Mons. Frisina – ore: 10-19

22 marzo: FORANIA DI SERSALE
Scuola per Operatori Pastorali (Caritas)
Cropani Marina: ore 18.00

23 marzo: FORANIA CATANZARO OVEST – Incontro presbiteri

23 marzo: CARITAS, UFFICIO LITURGICO,
UFFICIO CATECHISTICO
Convegno diocesano
Seminario Teologico “S. Pio X” – Catanzaro: ore 16.00
23 marzo: Ordo Virginum: Ritiro
Parrocchia S. Cuore- Catanzaro Lido – ore: 9 -13

24 marzo: PASTORALE GIOVANILE, SENTINELLE
DEL MATTINO, UFFICIO MISSIONARIO,
AZIONE CATTOLICA RAGAZZI
Via Crucis in ricordo dei missionari martiri
Casciolino – Catanzaro Lido

25 marzo: PASTORALE GIOVANILE, SENTINELLE DEL MATTINO, UFFICIO MISSIONARIO, AZIONE CATTOLICA RAGAZZI
Proiezione film su Mons. Romero – Pentone

26 marzo: Ordo Viduarum: Ritiro
Roccelletta di Borgia – ore: 10-17

30 marzo: FORANIA DI SERSALE
Incontro presbiteri – Simeri Crichi: ore 10.00

30 marzo: CARITAS DIOCESANA
Laboratorio incontro referenti sacerdoti vicariali
Caritas diocesana – Catanzaro: ore 10.00 – 12.00

31 marzo: CARITAS DIOCESANA
Incontro di formazione volontari Centro Abraham
Parrocchia S. Roberto Bellarmino
Davoli Marina: ore 16.00 – 18.00

Lettera dell’Arcivescovo Mons. Antonio Ciliberti per la visita Canonica

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lettera 5Carissimi,

con affetto grande, vi invio la presente lettera per comunicarvi che prossimamente verrò a visitarvi, in forma ufficiale.

Sono già stato in tutte le parrocchie, ed in talune più volte, e così come in molte altre realtà ecclesiali, istituzionali, scolastiche, culturali, civili e militari.

Ma la prossima visita ha un carattere particolare: si chiama, infatti, visita canonica. Essa costituisce per il Vescovo non solo un obbligo giuridico, ma un’esigenza pastorale di assoluta necessità.

Mediante la visita canonica, il Vescovo “mantiene i contatti personali col clero e con gli altri membri del popolo di Dio, per conoscerli e dirigerli, esortarli alla fede e alla vita cristiana, e inoltre per vedere coi propri occhi nella loro concreta efficienza le strutture e gli strumenti propri del servizio pastorale, ed essere in grado di valutarle debitamente”
(Direttorio pastorale, n. 166, § 1).

La visita canonica non è un’inchiesta burocratica (Paolo VI), è un atto di apostolato, un servizio pastorale, che dev’essere animato dalla carità. Va dunque svolto con diligenza e discrezione, evitando il superfluo e quanto può essere gravoso per le persone e le istituzioni.

Sono ormai più di due anni, da quando il Signore mi ha mandato suo Vicario nella diletta Chiesa di Catanzaro-Squillace. In questo tempo di grazia ho conosciuto tante persone con le quali si è istaurato un rapporto di sincera amicizia e fruttuosa collaborazione: Sacerdoti, Religiosi e Religiose, Diaconi, Seminaristi, Operatori pastorali, Animatori delle Associazioni, dei Gruppi e Movimenti ecclesiali, Responsabili delle Istituzioni, dell’Università e della Scuola, delle molteplici Realtà culturali, civili, sociali, militari, sportive e tanti altri che mi hanno dimostrato condivisione e molti segni di benevolenza.

Questo rapporto, iniziato nel segno dell’amicizia e della condivisione della proposta pastorale, certamente utile per calibrare la missione della Chiesa a servizio dell’intera società, va costantemente ed opportunamente incrementato, secondo un preciso progetto.

In questa prospettiva e nella linea di continuità con i venerati Predecessori, si colloca la mia Visita Pastorale che ufficialmente sarà indetta il prossimo Giovedì Santo, 13 aprile 2006.

Questa lettera vuole essere un piccolo contributo per la degna preparazione di un evento ecclesiale importante.

Perciò, con molta semplicità, vi dirò: chi è e chi viene a visitarvi; perché la Visita Pastorale; cosa verrò a dire; cosa verrò a fare; come sarò tra voi; lo stile della visita; come accogliere la visita; quali i frutti.

Lettera 1Viene il Pastore

Ogni volta che si parla di Visita Pastorale, si para al nostro cospetto l’immagine di Gesù, Buon Pastore. Gesù stesso ha prediletto questa figura esemplare per far capire l’importanza e la bontà della sua missione. Egli ha una grande premura: tenere unito e al sicuro il suo gregge. Conosce ciascuna delle sue pecore e le chiama per nome. Esse conoscono la sua voce e lo seguono. E, semmai, qualcuna rimane impigliata tra i rovi o, addirittura, si perde, egli non si dà pace sino a quando non la ritrova. Solo allora, felice, fa festa.

La contemplazione suggestiva dell’immagine del Buon Pastore mi sollecita ad accogliere gioiosamente l’invito Cristo: “Vi ho dato l’esempio, perché, come ho fatto io, possiate fare anche voi”.

Dovrò essere, quindi, come Gesù: Buon Pastore. Perciò, vorrò conoscervi personalmente, chiamarvi per nome, amarvi come Lui vi ama. Dovrò farvi sentire la sua voce ed esperimentare la gioia della sua carità.

In questa missione, così delicata ed importante mi accompagneranno l’Immacolata, Vergine madre del Buon Pastore e della Chiesa, i nostri santi Patroni Agazio e Vitaliano, unitamente ai Convisitatori.

lettera 2Dovere del Vescovo

I Vescovi, successori degli Apostoli, mandati da Dio a reggere la sua Chiesa, hanno il dovere di visitare periodicamente la propria Diocesi. Questa visita che, in modo ufficiale, il Pastore fa a tutte le Comunità Parrocchiali, come abbiamo detto, si chiama “Visita Canonica”.

Io vengo tra voi, in nome di Dio, mandato da Gesù Cristo: “Come il Padre ha mandato me, ecco io mando voi” (Gv 20,21).

Vengo, inoltre, tra voi, in nome della Chiesa che, nella sua premura pastorale, ha codificato il comando di Dio: “Il Vescovo è tenuto all’obbligo di visitare tutta la Diocesi almeno ogni cinque anni ” (CJC, can. 396).

Nella Visita Pastorale, perciò, bisogna saper cogliere la visita che Dio fa al suo popolo: il Vescovo viene nel nome del Signore! Egli va accolto con fede; non solo come segno visibile della Chiesa particolare, ma anche come suo principio e fondamento.

Scopo della visita

Ogni Parrocchia ha il preciso compito di essere sempre più concretamente immagine della Chiesa di Cristo. La Visita Pastorale ha proprio questo scopo: aiutare tutte le Comunità Parrocchiali ad attualizzare le proprie potenzialità, in funzione della maturazione ecclesiale. “Intende essere una chiamata a nuova coscienza e a più convinta operosità”.

Punto di riferimento per coniugare operosità e coscienza è il progetto pastorale diocesano. Nel rispetto delle scelte prioritarie, rispondenti ai bisogni concreti, osservando il giusto ritmo dei tempi, le Parrocchie, così, potranno perseguire l’itinerario del rinnovamento, indicato dal Concilio Vaticano II.

Strumenti efficaci per il raggiungimento del nobile scopo saranno, soprattutto, gli organismi di partecipazione ecclesiale: il Consiglio Pastorale Parrocchiale ed il Consiglio per gli Affari Economici. Ad essi la visita guarderà con particolare cura per l’organizzazione di una pastorale incisiva ed un’amministrazione partecipata e trasparente.

Cosa dirà il Vescovo

“Andate, dunque, ammaestrate tutte le genti, battezzandole nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro ad osservare tutto ciò che vi ho comandato” (Mt 28,19-20).

Fedele al divino mandato, annunzierò la Parola di Dio, con passione apostolica. Vorrò scuotere la fierezza della vostra fede perché la proclamiate colla vita.

Questa missione coinvolge tutti, come apostoli e discepoli del Signore: “Sarete miei testimoni”. Per far tutto ciò bisogna crescere alla Scuola di Cristo. Sarà cura del Vescovo incoraggiare la formazione permanente, come è dovere delle Parrocchie e della zona pastorale istituire ed animare, in modo sistematico ed organico, la Scuola per Catechisti.

L’Istituto Superiore di Scienze Religiose, a dimensione di Metropolia, può essere lodevolmente utilizzato per la formazione di base degli Operatori pastorali. Seguirà, poi, la specializzazione.

Avremo, così, Collaboratori validi, capaci di essere nelle varie Comunità Parrocchiali e nel mondo “sale, lievito e luce”.

Cosa farà il Vescovo

Come ben sapete, il Vescovo, associato a Cristo nell’opera salvifica, ha un compito profetico sacerdotale e regale. Egli annunzia il Vangelo della salvezza e lo esplicita nella Catechesi. Ciò che chiaramente annunzia deve celebralo santamente perché l’annuncio si faccia storia.

Verrò, quindi, per celebrare con voi e per voi l’evento della salvezza nella sacra Liturgia e, col vostro aiuto, mi adopererò a mediarlo con la semplicità della vita.

Andrò dovunque c’è bisogno di testimoniare l’amore di Dio per l’uomo: nelle case, nelle scuole, negli uffici, nelle officine, nei campi etc…

Avrò particolare attenzione per i malati, i poveri ed i sofferenti; per quanti sono ignorati dal mondo, di tutte le età e di tante nazioni.

Dio ha bisogno di tutti i suoi figli per costruire il suo regno di giustizia, di amore, di verità e di pace!

Come sarà il Vescovo tra voi

Come fu Gesù tra i suoi apostoli e discepoli. “Perché tutti siano una cosa sola. Come tu, padre, se in me e io in te, siano anch’essi in noi una cosa sola, perché il mondo creda che tu mi hai mandato” (Gv 17,21).

“Questo mistero di comunione, che in Cristo ci fa Comunità nuova, esige che ci ascoltiamo a vicenda e che sempre, perdonandoci, sappiamo amarci”.

Pertanto, vorrò ascoltarvi con attenzione e vi parlerò con rispetto.

Sia lontano da noi ogni preoccupazione: apriamoci alla fraternità! La visita non è un’ispezione. Il Vescovo viene, in nome di Dio, come guida paterna per il cammino della Comunità, per l’efficacia dell’evangelizzazione e della catechesi, la santità della Liturgia, la testimonianza della carità, la fedeltà al progetto diocesano.

Va considerato un prezioso atto d’amore l’aiuto a chi sbaglia o a chi si è abbandonato all’inerzia, perché ci si accorga dell’errore e si riprenda, con rinnovata lena, il cammino.

Come Agostino, sarò “Cristiano con voi e Vescovo per voi”.

Come si svolgerà la Visita

Molti sono i modi di celebrare la visita.

Noi dobbiamo scegliere quello più semplice, ma non per questo meno efficace. Bisogna evitare gli eccessi di esteriorità, dando il giusto rilievo all’importante avvenimento. Una buona preparazione, assicurerà una degna celebrazione.

La visita dovrà lasciare un segno nelle varie Comunità!

In un contesto così particolare in cui l’uomo del postmoderno è alla ricerca di sicure certezze, la Chiesa ha tanto da dire e da dare.

Essa è depositaria di valori assoluti su cui potrà essere edificata la vera civiltà dell’amore.

Perciò la verità del divino messaggio, incarnato nella Persona di Cristo, deve giungere a tutti: a chi è nel rettangolo sacro del tempio, a chi si considera fuori, a chi preferisce vivere ai margini.

Ogni uomo, figlio di Dio, ha diritto a ricevere l’annunzio della salvezza e la Chiesa ha il dovere di recarglielo incarnato nell’umiltà del suo servizio.

Accoglienza della visita

Preparata opportunamente nella riflessione e nella preghiera, la visita va accolta nel segno della collaborazione e vissuta in spirito di fede.

Il Pastore ha bisogno dell’aiuto di tutti per portare fruttuosamente a compimento questo importante adempimento pastorale. Con l’entusiasmo dei protagonisti, in prima linea saranno i Parroci, i Religiosi, le Religiose, i Diaconi, le Associazione, i Gruppi e Movimenti Ecclesiali, gli Organismi di partecipazione che, proprio dalla vista, dovranno attingere nuova ispirazione e vigore.

Per questo incontro di comunione e di fede, il Vescovo sarà coadiuvato, in modo speciale, in qualità di Convisitatori, dal Vicario Generale e dal Cancelliere della Curia e, rispettivamente in ogni zona, dal Vicario foraneo. La coordinazione tecnica viene affidata ad un segretario.

Per essi, con San Paolo vi esorto “ad avere riguardo e a trattarli con rispetto e carità, a motivo del loro lavoro e perché vi sono preposti nel Signore ” (Ts 5,12).

I frutti della visita

In prossimità della visita, tutti avvertiamo una certa tensione del cuore e facilmente può affiorare sulle labbra un interrogativo: “Quali saranno i frutti”?

Non abbiamo una risposta precisa, ma abbiamo una certezza fondata: il Signore è con noi, ci ama infinitamente e desidera che la nostra Chiesa sia sua sposa bella e immacolata.

Pertanto, non ci fa mancare il dono del suo Spirito. Ad esso va coniugata la nostra collaborazione. Questa certamente non mancherà, perciò i frutti saranno ubertosi.

E così, nella maturità di una fede crescente, attingerà nuova ispirazione il nostro impegno missionario: annunzieremo il Vangelo della carità, celebreremo il mistero della salvezza con l’efficacia della Liturgia e la renderemo visibile con le opere della vita.

La Visita Pastorale, risulterà, così, un tempo davvero privilegiato, per incrementare, sotto l’azione dello Spirito Santo, l’auspicato rinnovamento della nostra Chiesa, perché riscopra e viva il suo mistero di comunione, secondo l’insegnamento del Vaticano II, e si riproponga come sacramento di salvezza.

Ci guidi in questa nobile impresa, Gesù Buon Pastore e la Madre della Chiesa.

Io vi assicuro incondizionatamente l’umiltà del mio servizio, mentre vi benedico ed auguro a tutti ogni bene nel Signore.

Catanzaro, 25 dicembre 2005, Natale del Signore

Archivio Storico Diocesano

by

sinodogoriL’Archivio Storico Diocesano nelle sue due sedi di Catanzaro e di Squillace è stato istituito con decreto vescovile il 10 Ottobre 1999 da S.E. Mons. A. Cantisani ed è, attualmente, in fase di riordino. Riguardo la sede di Catanzaro, per un pesante bombardamento avvenuto nell’agosto del 1943 che colpì il centro storico della città, il materiale librario e documentario, rimasto per molto tempo esposto alle intemperie e alle spoliazioni, si è notevolmente ridotto soprattutto riguardo alle testimonianze più antiche e preziose. Solo negli ultimi anni l’Archivio nelle sue due sedi è stato sottoposto ad una completa operazione di riordino e di inventariazione che lo ha reso finalmente fruibile agli studiosi e a quanti ne fanno richiesta, grazie anche all’utilizzo di un software per la descrizione degli archivi storici fornito dalla C.E.I. . Seguendo le regole dell’ordinamento storico, il materiale archivistico è diviso in gruppi di serie e sottoserie in base alle quali è possibile effettuare la ricerca del documento in maniera più precisa e dettagliata rispetto all’ ordinamento per materia finora tradizionalmente usato.

Gli estremi cronologici della documentazione conservata vanno per la sede di Catanzaro dal XVI al XX sec., per la sede di Squillace dal XIV al XX sec. con testimonianze più antiche rispetto alla sede centrale non avendo subito danni nel periodo bellico degli anni Quaranta.

Orari di consultazione:
dal lunedì al venerdì h. 10.00 – 12.00 per la sede di Catanzaro e dal lunedì al venerdì dalle 9.30 alle 13.00 per la sede di Squillace.

Responsabile: Don Luciano Palombo

Collaboratori: Dott.ssa Sandra Invidia (sede di Catanzaro)

Dott.ssa Benedetta Trapasso (sede di Squillace)

Per informazioni: tel. 0961.723030

e-mail: archivioczsq@tiscali.it Statistiche sito,contatore visite, counter web invisibile

FEBBRAIO 2006

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2 febbraio: GIORNATA DELLA VITA CONSACRATA
Santa Messa con i religiosi/e
Cattedrale – Catanzaro: ore 17.00

4/5 febbraio: PASTORALE GIOVANILE
Laboratorio per operatori di Pastorale Giovanile

5 febbraio: FORANIA DI SERSALE
Incontro dei Ministranti
Cropani: ore 9.30

5 febbraio: FORANIA DI SERSALE
Scuola per catechisti
Cropani Marina: ore 17.00

7 febbraio: CARITAS, UFFICIO LITURGICO,
UFFICIO CATECHISTICO
Incontro di formazione per operatori pastorali. Tema: “Famiglia, trasmissione della fede e educazione alla socialità”.
Parrocchia S. Roberto Bellarmino – Davoli Marina: ore 17.00 – 18.30

8 febbraio: CARITAS, UFFICIO LITURGICO,
UFFICIO CATECHISTICO
Incontro di formazione per operatori pastorali. Tema: “Famiglia, trasmissione della
fede e educazione alla socialità”.
Parrocchia Mater Domini – Catanzaro: ore 17.00 – 18.30
9 febbraio: CARITAS, UFFICIO LITURGICO,
UFFICIO CATECHISTICO
Incontro di formazione per operatori pastorali. Tema: “Famiglia, trasmissione della fede e educazione alla socialità”.
Parrocchia Madonna del Carmine – Uria: ore 17.00 – 18.30

11 febbraio: PASTORALE SANITARIA
Giornata dell’ammalato

12 febbraio: USMI DIOCESANA
Ritiro mensile
Suore di Carità dell’Immacolata – Catanzaro Lido

13 febbraio: CARITAS DIOCESANA
Incontro Equipe Caritas
Caritas diocesana – Catanzaro: ore 10.00 – 12.00

15 febbraio: FORANIA DI SOVERATO
Consiglio Pastorale Zonale
Davoli Marina: ore 17.30

15 febbraio: SEGRETARIATO PER L’ECUMENISMO
E IL DIALOGO INTERRELIGIOSO
Corso di formazione su “Religione e politica: forme storiche di un rapporto
complesso”
Parrocchia S. Giuseppe – Catanzaro: ore 18.30

15 febbraio: FORANIA DI SERSALE
Scuola per Operatori Pastorali (Catechesi)
Uria: ore 17.00

16 febbraio: CONSIGLIO PASTORALE DIOCESANO
Auditorium S. Petri
Catanzaro: ore 16.00

19 febbraio: FORANIA DI SERSALE
Scuola di Liturgia
Cropani: ore 17.00

22 febbraio: CARITAS DIOCESANA
Incontro di formazione volontari Servizio Civile
Centro Abraham – Davoli Marina: ore 16.00 – 18.00

23 febbraio: FORANIA DI SERSALE
Incontro presbiteri
SS. Rosario – Sellia Marina: ore 10.00

23 febbraio: CARITAS DIOCESANA
Laboratorio incontro referenti parrocchiali delle Caritas
Parrocchia Madonna del Carmine – Uria: ore 16.00 – 18.00

23 febbraio: Ordo Virginum: Ritiro
Parrocchia S. Cuore- Catanzaro Lido- ore: 9 -13

25 febbraio: PASTORALE GIOVANILE
Adorazione eucaristica serale
Soverato

26 febbraio: Ordo VIDUARUM: Ritiro
Roccelletta di Borgia – ore: 10 -17

27 febbraio: CARITAS DIOCESANA
Incontro di formazione volontari Centro Abraham
Parrocchia S. Roberto Bellarmino – Davoli Marina: ore 16.00 – 18.00

28 febbraio: CARITAS DIOCESANA
Incontro di formazione operatori
centro di ascolto diocesano
Caritas diocesana – Catanzaro: ore 16.00 – 17.30

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